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Roma, 20 feb – Si chiama Mikaela Spielberg, ha 23 anni ed è la figlia adottiva – di chiare origini afroamericane – del regista Steven Spielberg. Quasi nessuno sospettava della sua esistenza prima di oggi, quando cioè il Sun ha pubblicato un articolo contenente alcune dichiarazioni della ragazza a proposito delle sue velleità artistiche. Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, però, Mikaela non ha deciso di seguire le orme del padre e sedersi dietro una cinepresa: ha scelto invece di stare davanti, nuda, e girare filmini hard.

Così, dopo aver autoprodotto alcuni video a luci rosse, la figlia del regista di Indiana Jones e Jurassic Park ha dichiarato al mondo di essere pronta per il grande passo. Al Sun parla delle sue velleità da sex-worker, un termine utilizzato da coloro che traggono profitto dal lavoro nella cosiddetta «industria del sesso». Tutti ad applaudire, ma a noi sembra che la ragazza sia un po’ confusa e ripeta a pappagallo argomentazioni «ideologiche» di stampo femminista, carpite quà e là: «Mi sono davvero stancata di non riuscire a capitalizzare sul mio corpo e, onestamente, mi sono stancata di sentirmi dire di odiare il mio corpo», spiega Mikaela. «Mi sono anche stancata di lavorare ogni giorno senza soddisfare la mia anima. Ho voglia di fare questo tipo di lavoro, posso “soddisfare” altre persone, ma mi sento bene perché questo non mi fa sentire violata». Che suona esattamente come il classico tipo di scuse utilizzate da chi odia sé stesso e cerca riscontri positivi sotto forma di consenso e “soddisfazione” altrui.

La ragazza, il cui nome d’arte è Sugar Star, sta ora attendendo la licenza di porno attrice per poter lavorare nel Tennessee, ed ha già girato alcuni video amatoriali. Come l’hanno presa babbo Steven e la moglie Kate Capshaw? La ragazza spiega che in famiglia nessuno è rimasto sconvolto dalla scelta della figliola e anzi, i genitori la supportano nella sua decisione. Tutto quello che ha mostrato di sé sui social, sostiene la giovane, è sicuro e consensuale e il suo scopo è quello di guadagnare abbastanza da non essere più un peso sulle spalle de suoi genitori. 

Genitori che forse avrebbero dovuto investire maggiormente nella cura della psiche della povera Mikaela, che da anni lotta con una forma di disturbo di personalità borderline, disordini alimentari che oscillano tra l’anoressia e la bulimia, traumi da abusi sessuali e alcolismo. Disturbi da cui lei dice di essersi ripresa, ma che, guarda caso, sono proprio gli stessi che arrivano ad affliggere una percentuale allarmante di attrici hard; del resto, la letteratura scientifica ha ampiamente provato l’esistenza di una correlazione tra abusi sessuali, incesto, insorgenza di disturbi psicologici gravi e disinibizione sessuale – la stessa disinibizione che instrada poi alla carriera nel porno. Questa situazione ha trovato riscontro nelle interviste raccolte in un documentario girato da associazioni femministe e presentato nel 2000 al Parlamento svedese. [Fonte: Ordine psicologi del Lazio].

E quindi povera Mikaela, così sicura di avere trovato l’Eldorado dell’autoaffermazione femminile senza pensare alle conseguenze per il proprio futuro, convinta che il porno sia un modo per risolvere o quantomeno esorcizzare i propri problemi; e soprattutto, poveri gli irresponsabili genitori Spielberg, che non riescono – o non vogliono, per paura di essere accusati di bigottismo dal bigottissimo establishment femminista Hollywoodiano – a scorgere la disfunzionalità di questa scelta e non sono in grado di proteggere la figlia da tutto quello che le sta per accadere in termini di cattiva pubblicità, commenti di haters e bullismo online, incapacità di gestirsi un certo tipo di notorietà.

Cristina Gauri

6 Commenti

  1. Una vittoria del progressismo: rendere normali degli stati psicotici.
    Incontri una persona così, succede che ti innamori solo dopo saltano fuori ‘ste storie: e poi che fai quando “rivuole la sua libertà”? Dio mio dammi forza e coraggio…

  2. “Strano” che certi/e tipi/e si facciano chi4var3 da c4zzi di tutti i colori (almeno non sono razziste…) e poi si professino “femministe”… Che magari dicono di farsi sc0p4re “per protesta”, come hanno detto non tanto tempo fa certe colleghe di questa qua (che a quanot pare s’è fatta pure sbiancare…).
    Diciamo che il borderline oggi va di moda: anche tra quegli “psicologi” che magari tentano di giustificare ste strunzate, essendo loro stessi espressione di una società “sinistrizzata” (e quindi invertita) come questa.

  3. “Scelta frutto di disturbi psichici e femminismo hollywoodiano”. Mi chiedo di cosa sia frutto questo articolo e di cosa sia frutto l’ipocrita bigottismo cattolico di chi lo ha scritto, forse qualche brutta esperienza in oratorio?

  4. Sugar Star?! Più disordini alimentari di così… Complimenti a S.Spielberg, ha reso anche la Sua vita un falso cinema!

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