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Roma, 20 feb – La pagina Facebook dei vignettisti “politicamente scorretti” Pubble è stata oscurata dopo una serie di segnalazioni; non solo, addirittura gli account privati dei gestori sono stati bloccati con la scusa della “privacy” e di presunti contenuti di spam. Prove tecniche di censura ai danni della satira.

I primi attacchi a Pubble

E’ una storia già vista che però non smette mai di lasciare con l’amaro in bocca: due giorni fa la pagina di Pubble (che già aveva subito numerose segnalazioni per via di qualche fan di Di Maio troppo appassionato, offeso da una vignetta che bersagliava il titolare della Farnesina) è stata oscurata a causa della segnalazione di una vignetta satirica sui discutibili titolari del reddito di cittadinanza – quali ex terroristi, rom e risorse varie – per un generico “odio” espresso dai disegni di Pubble.

Pubble reddito

Almeno Facebook dà la possibilità di fare ricorso, direte: è ciò che i ragazzi di Pubble hanno fatto. Dopo aver contestato la scelta di Facebook di censurare la vignetta e di oscurare la pagina, il loro ricorso è stato accettato dal social network che ha reso di nuovo “disponibile” il loro disegno satirico, con tanto di scuse “per l’errore”. Ma l’assurdo sta nel fatto che, nonostante questo, la pagina viene comunque nascosta ed è tutt’ora impossibile da raggiungere.

Il presunto “spam” di Facebook

I Pubble non si danno per vinti e contattano in tutti i modi i referenti del social network che si nascondono dietro tentativi di accesso “sospetti” sulla loro pagina per non riaprirla (essendo decadute le ragioni “etiche”).  Non solo: i due creatori di Pubble si sono ritrovati con i profili privati bloccati temporaneamente da Facebook. Foto private dei loro profili personali sono state contrassegnate dal social network come spam e, con questo pretesto, sono stati bloccati per sette giorni, impedendo la pubblicazione di post, i commenti e il semplice accesso alla piattaforma. La stessa cosa che accadde con la pagina de Il Primato Nazionale e con i profili privati dei gestori. La sensazione, come accaduto in precedenza, è che le ragioni esibite da Facebook lascino il tempo che trovano – di questo passo chiunque posti molto spesso foto o video sul proprio profilo dovrebbe essere “accusato” di spam – e che siano solo avvertimenti nemmeno troppo nascosti a mollare il colpo su certi temi, a pena di stare “fermi un giro” su Facebook.

Ridiamoci sopra, sempre

Attualmente, sono ancora attive e liberamente consultabili le pagine Twitter e Instagram di Pubble mentre su Facebook è attiva una pagina di riserva. Quotidianamente pagine di diverso colore politico o con idee più conformi condividono immagini rivoltanti, insulti ai morti italiani delle Foibe, volgarità assortite nei confronti di qualsiasi soggetto politico colpevole di essere “sovranista” anche solo tra virgolette, eppure non subisce alcun tipo di censura o di “avvertimento”. Perché chi sostiene di difendere la democrazia, molto spesso, è proprio il primo ad atteggiarsi da dittatore. Ma noi e Pubble ci rideremo sempre sopra – e speriamo anche voi.

Ilaria Paoletti

 

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