Damasco, 16 mag. – Un’accusa pesantissima, quella contro Assad, che potrebbe nascondere il pretesto per un nuovo attacco da parte americana. Sulla prima pagina del Wall Street Journal di ieri, infatti, sono state riportate foto aeree di una mega prigione militare alle porte di Damasco dove ci sarebbe anche un forno crematorio. Presunto, però, perché dal satellite mica si vede quello che succede dentro quei muri. L’amministrazione americana, che da anni osserva dal satellite cosa accade in Siria, sostiene che nel 2015 è stata scattata una foto dove si vede un’area del tetto dell’edificio con la neve che si scioglie. Di qui la deduzione della presenza del forno crematorio.

Il carcere è quello di Saydnaya, già famoso per essere la prigione dell’orrore. Un carcere che sorge poco lontano dal più famoso santuario mariano del Medio Oriente, uno dei più antichi monasteri oggi esistenti, fondato nel 547 per ordine dell’Imperatore Giustiniano che nel luogo ebbe due visioni della Santa Vergine. Qui cristiani e musulmani hanno sempre pregato insieme. Il fatto di essere sotto il controllo di Damasco l’ha preservato dalla furia iconoclasta dei “ribelli” moderati.

Ma Saydnaya in Occidente negli ultimi anni è diventata una località tristemente famosa perché da tempo nel mirino di organizzazione per la difesa dei diritti umani, soprattutto di Amnesty International, che ha più volte portato le testimonianze di chi da quella prigione è riuscito a uscire vivo dalle torture che pare siano all’ordine del giorno. Si stima che dal 2011 a oggi nella prigione di Saydnaya siano morte 17.723 persone. Il carcere è diviso in due zone, la rossa per i civili e la bianca per i militari, e la maggior parte dei detenuti è rappresentata da soldati e ufficiali disertori.

Mai, fino a oggi, però, i detenuti che hanno raccontato gli orrori della prigione, avevano parlato di forni crematori. Si era detto delle torture, delle camere dell’eco dove le grida dei torturati venivano amplificate e fatte sentire a tutti gli altri, degli stupri come strumento di controlli, delle sigarette spente sui corpi dei detenuti. Ma di crematorio mai. Qui, secondo l’amministrazione americana, verrebbero bruciati i corpi delle esecuzioni di massa che avvengono a Saydnaya: almeno 50 al giorno. L’inviato Usa in Medio Oriente, Stu Jones, afferma che l’edificio sarebbe stato modificato appositamente per realizzare il crematorio, dove nascondere le prove delle efferatezze che avvengono in quella prigione. Gli Stati Uniti hanno promesso che presenteranno le prove alla comunità internazionale. Non si sa quanto tempo ci voglia, però, per queste prove. Il sospetto, a questo punto, è che ancora una volta si stia fabbricando una verità che permetta un nuovo intervento a stelle e strisce.

 

3 Commenti

  1. A.I. come anche Human Rights Watch sono “longa manus” mediatica di potenti burattinai che mirano solo a distruggere la Siria ed il suo popolo. Altro che diritti umani e giustizia, strumenti di guerra e di distruzione di massa….solidarietà alla Siria ed al suo popolo!

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