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duce riforme economiche“Ora che il Movimento 5 Stelle si è assicurato il governo di Roma, il primo ministro italiano Matteo Renzi probabilmente può comprendere quello che intendeva Benito Mussolini quando diceva: «Governare gli italiani non è impossibile, è semplicemente inutile»”. La citazione con la quale Satyajit Das ha aperto ieri il suo pezzo (“Ecco perché l’economia dell’Italia sta per crollare”) sull’inglese “Indipendent” fa un po’ a botte con le sue argomentazioni ma, a quanto pare, il Duce non passa mai di moda, neanche oltre la Manica. Certo è che il contesto in cui quelle parole furono usate dall’ex capo del governo italiano era ben diverso da quello attuale e, dunque, del tutto differente il loro significato. Ma tant’è. Il punto, del resto, è un altro, come sottolinea lo stesso banchiere australiano nato a Calcutta (India), già autore di diversi libri ed in passato collaboratore di colossi quali CitiGroup e Merryll Lynch: “Sebbene la crisi del debito dell’Eurozona sia uno dei fattori, i problemi dell’Italia hanno a che fare soprattutto con l’economia, cresciuta poco fin dall’introduzione dell’euro nel 1999”. Un rallentamento, dunque, del quale gli italiani hanno ben poco colpa rispetto alla propria classe politica, se non la colpa di averla votata. Del resto, come evidenzia il quotidiano britannico (da qualche tempo non più cartaceo), il debito pubblico ha tutt’altro che rallentato la sua crescita da quando è al governo Renzi, le cui riforme secondo Das “non hanno dato i risultati sperati”. Un’attribuzione di colpa a metà, quella del banchiere, che certo non promuove il presidente del Consiglio ma altrettanto certamente non lo condanna apertamente, ad esempio per il debito schizzato al 140% del Pil nonostante le promesse di tutti i governi post-berlusconiani. “Nonostante la rilevanza dei problemi, il desiderio di cambiamento è limitato. Gli italiani preferiscono i “pannicelli caldi” [in italiano nel testo originale, ndr], che è un po’ rattoppare alla meno peggio.

Sangue di Enea Ritter

Le riforme radicali”, conclude Das, “fanno per gli Anglosassoni o i Teutonici, non certo per loro”. Dare la colpa ai popoli, piuttosto che ai governanti, o agli stessi banchieri, non preme troppo a chi, ovviamente, difende interessi di casta. Tanto che, accanto ad una descrizione per molti versi veritiera, riesce ad individuare come problema principale nel mercato del lavoro, “le numerose barriere ad assumere e licenziare i lavoratori”, dovute al “lascito del Partito Comunista nel dopo-guerra”. Ora, che una rigidità nel mercato del lavoro esista è innegabile, ma questa non ha nulla a che fare con i licenziamenti, facilitati peraltro da Renzi e senza nessun risultato benefico. Piuttosto, questa rigidità è dovuta all’ideologizzazione dei sindacati, all’enorme burocrazia figlia dei partiti post-fascisti, “100 nuove leggi fiscali che interessano le imprese promulgate ogni anno” ed una pressione fiscale effettiva per le imprese che, scrive lo stesso Das, “è pari a circa il 65%”. “La media europea”, aggiunge, “è attorno al 41%”. “L’economia dell’Italia”, descrive puntuale, “si è contratta di circa il 10% dal 2007”, “il 15% della capacità industriale italiana è stata distrutta”, “le banche italiane sono ostacolate da circa 150/200 miliardi di prestiti a rischio”, “il debito reale complessivo degli attori economici (governo, famiglie e imprese) è pari a circa il 159% del Pil, in rialzo del 55% dal 2007”, ma “il debito delle famiglie è relativamente basso”. E ancora: “Nel 2007, l’Italia, un tempo leader mondiale del settore, produceva 24 milioni di elettrodomestici. Nel 2012, il dato era calato a 13 milioni; la produzione di lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e cucine è scesa rispettivamente del 52, 59, 55 e 75%”. “L’industria manifatturiera italiana”, spiega, “ha spostato la produzione nei paesi a basso costo, col risultato della perdita di tanti posti di lavoro”. Ecco, in questa breve affermazione, la questione enorme e primaria delle delocalizzazioni. E del capitalismo monopolistico, e quindi finto ed oppressivo, quale tende sempre a trasformarsi il capitalismo d’altronde, se lasciato libero a se stesso: “il mondo italiano degli affari non è molto meglio, dominato da un gruppo di aziende monopolistiche o oligopolistiche ben connesse tra loro”. E poi, ovviamente, il problema ultra-noto della corruzione, un livello “comparabile a Romania, Grecia e Bulgaria”.

Black Brain

Caro Satyajit Das, se ci pensi un attimo, te ne accorgi anche tu: quelli che hanno combinato questo disastro sono proprio quelle che, sulla carta, erano considerate le persone ‘giuste’, quelle ben volute dall’Europa, quelle volute dai banchieri come te. Ultimamente, quelle che nessuno ha votato.

Emmanuel Raffaele

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3 Commenti

  1. La situazione è profondamente diversa da quella di inizio 900 e le scelte dovranno essere, necessariamente, diverse.
    Le differenze di spessore sono le seguenti:
    1- Una piramide demografica totalmente capovolta, quindi sfavorevole a noi altri;
    2- Siamo giunti all’ultima transizione demografica (come del resto tutto l’Occidente e i Paesi post-industrializzati come il Giappone) che consiste in un basso tasso di mortalità e nascite;
    3- Vi è un aumento della disoccupazione causata dalla meccanizzazione, quindi i nostri studenti dovranno studiare di più per accedere a un lavoro decentemente retribuito. Come non bastasse molti anziani non troveranno di che vivere, in quanto i loro lavori e le occupazioni manuali a basso indice di specializzazioni saranno occupate (cosa che sono già ora)da immigrati irregolari (in quanto costano di meno. Altro che sono su un altro mercato lavorativo come dicono gli esperti che non hanno mai lavorato in vita loro) e dalle macchine.
    Le prime rivoluzioni industriali hanno prodotto un aumento demografico senza precedenti nella storia umana: le prossime rivoluzioni industriali provocheranno l’effetto contrario. Proprio per questo motivo serve un “Controllo Demografico” non solo in Occidente ma in tutto il mondo.

    4- I piccoli imprenditori, ma anche quelli più grossi, saranno distrutti dalle tasse e dai contributi sempre più onerose (che già sono altissime) utilizzate per pagare lo Stato Sociale e sopratutto i servizi assistenziali a vecchi e malati.

    5- La secolarizzazione era meno accentuata agli inizi del 1900, oggi non è più cosi.

    Lo Stato Sociale in queste condizioni non potrà mai reggere che piaccia oppure no. Sopratutto riciclando soluzioni di inizio 900.
    La soluzione dei potenti?
    Importare tutti gli allogeni del Terzo Mondo e spacciarli per Caucasici ed Occidentali.
    Funzionerà?
    Assolutamente, NO.
    Il futuro dell’Europa e di tutto l’Occidente non è roseo, ma neanche quello di altri popoli:
    http://ilducabianco3.blogspot.it/2016/03/nota-bene-il-seguente-scritto-e-stato.html

      • Direi anche di no. La democrazia è il problema.
        Basta leggere il punto 2 e 5 per capirlo.
        L’unica cosa che possiamo fare è cercare di diminuire la secolarizzazione attraverso una ideologia che guardi al passato e prenda dal passato. In sintesi creando una “mistica dell’avvenire”, che era anche un progetto fascista. Le riforme materiali offerte da Salvini e Di Stefano non bastano senza l’essenza immateriale.

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