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Roma, 3 lug – Sulle bandiere non sventola più Haile Selassie. Il “gran protettore del reggae giamaicano”, adesso subisce la damnatio memoriae perché giudicato schiavista e razzista. Il negus neghesti d’Etiopia lo era davvero, schiavista e razzista, come abbiamo spiegato su questo giornale. Ad abolirla, la schiavitù, nel suo Impero di fango e torture fu il fascismo. Oggi però anche gli iconoclasti si sono accorti che il mito rastafari era tutto tranne che una fulgida figura immacolata. Così a Londra, un gruppo di circa 100 persone ha distrutto la statua di Selassie al Cannizaro Park di Wimbledon. Non ci sono stati arresti, per ora, ma sembra che gli autori del gesto non siano appartenenti al movimento Black lives matter.

L’oppressione degli Oromo

Un episodio insomma non strettamente correlato allo scomposto moto antirazzista che si è dato all’abbattimento di monumenti, ma ai violenti scontri scoppiati in Etiopia in seguito all’uccisione a colpi di arma da fuoco del cantante Hachalu Hundessa, la “voce degli Oromo”. Hundessa non era semplicemente un cantante, ma un attivista considerato un leader dagli Oromo, l’etnia numericamente più grande del Paese africano. Tra il 2015 e il 2018, durante le numerose manifestazioni antigovernative che portarono poi all’ascesa al potere dell’attuale premier etiope Abiy Ahmed, Hundessa denunciò più volte a gran voce l’emarginazione economica, sociale e politica della propria comunità. Divenne insomma un simbolo della secolare lotta degli Oromo. Secolare perché questo gruppo etnico in Etiopia è oppresso da sempre e in particolare fu schiavizzato proprio sotto il dominio spietato di Haile Selassie tra il 1930-1974, fatta eccezione appunto per la breve parentesi del colonialismo italiano, in cui la schiavitù fu eliminata.

Selassie, il grande schiavista 

L’atto vandalico compiuto a Londra segna dunque soltanto un episodio di una lunga storia di discriminazioni e conseguenti reazioni, anche eccessive. E dire che il primo ministro etiope Aby Ahmed, anche lui di etnia Oromo, è stato insignito lo scorso anno del Premio Nobel per la Pace per la storica tregua siglata con la confinante Eritrea. Adesso però in Etiopia, nazione sempre sull’orlo della guerra civile, la tensione è di nuovo alle stelle. E qualcuno, generando un cortocircuito pazzesco negli antirazzisti occidentali, con una spietata azione iconoclasta ha ricordato a tutti che nel 1935 (un anno prima della conquista italiana) il dominio di Haile Selassie era “ancora il principale centro della schiavitù del mondo”, come fece presente Lord Noel Buxton alla Camera dei Lords.

A Londra forse questo ‘dettaglio’ era stato rimosso dalla memoria storica, eppure sempre negli anni trenta il segretario del Parlamento britannico John H. Harris, riferendosi ad Haile Selassie, disse: “Non credo che il nuovo Imperatore sia in grado di conoscere il numero degli schiavi che possiede. A centinaia essi si contano dentro i recinti delle sue terre e delle sue abitazioni. Ogni anno egli riceve doni di schiavetti di ambo i sessi”. Ecco chi era il “gran protettore del reggae giamaicano”. Rasta siempre, antirazzisti.

Eugenio Palazzini

1 commento

  1. Non apprezzo gli ICONOCLASTI anche quando colpiscono una merda
    come il negus …..

    giusto studiare la STORIA e riconoscere che i FASCISTI abolirono la schiavitù nelle colonie ITALIANE , antica pratica dei NEGRI in africa …..

    negri che oggi ROMPONO i COGLIONI , quasi che lo schiavismo sia una
    invenzione dei bianchi ….

    ai bianchi IDIOTI che avallano la stronzata …. MA ANDATE AFFANCULO !!!!!

    il dominio di Haile Selassie era “ancora il principale centro della schiavitù del mondo”, come fece presente Lord Noel Buxton alla Camera dei Lords.

    STUDIATE !!!!!!!

    e danno degli schiavisti ai FASCISTI ….. CAPRE , CAPRE CAPRE !!!