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Berlino, 14 mar – Dopo ben 171 giorni dalle elezioni di fine settembre, la Germania ha finalmente un nuovo governo. E Angela Merkel ricoprirà per la quarta volta consecutiva l’ambita carica di cancelliere. Stamane la “cancelliera di ferro” ha ricevuto il mandato dal presidente della repubblica Frank-Walter Steinmeier a palazzo Bellevue (la residenza della prima carica dello Stato). In seguito ha prestato giuramento al Bundestag con il crisma di Wolfgang Schäuble, presidente del parlamento: «Giuro che mi dedicherò con tutte le mie forze al benessere del popolo tedesco». Una formula standard che però suona beffarda sulle labbra di chi ha difficoltà anche solo a pronunciare il nome etnico “tedeschi”.
Non è stato facile per Angela mettere insieme questa nuova “grande coalizione”. In primo luogo sono fallite le trattative per la Giamaica (Unione, Verdi, Liberali) a causa della Fdp che, avendo subodorato la fregatura, si è tirata indietro. Alla povera Merkel non è quindi rimasto che rivolgersi ai socialdemocratici di Schulz, usciti a pezzi dalla tornata elettorale e già sognanti quattro anni di comoda opposizione per rimettere a posto i cocci. Il prode Schulz, a batosta ancora calda, lo aveva subito detto: “Mai più grande coalizione”. E invece grande coalizione è stata, perché il potere solletica sempre i perdenti. Aggiungiamoci il richiamo alle “forze politiche responsabili” dell’ex compagno di partito e ora presidente della repubblica Steinmeier, e così avremo la ricetta perfetta di una grande coalizione che, più che una minestra riscaldata, assomiglia piuttosto a un’indigestione di crauti.
Il gabinetto del Merkel IV sarà dunque formato dagli uomini dei tre partiti di governo: Cdu, Csu e Spd. Horst Seehofer, segretario dei conservatori bavaresi, è riuscito a ottenere il ministero dell’Interno, nella speranza di poter recuperare i voti perduti nei confronti dei sovranisti dell’Afd con qualche giro di vite sull’immigrazione. Il delicato ministero dell’Economia, trombato definitivamente Schäuble, è toccato in sorte a Peter Altmeier, europeista convinto e più vicino alla politica dei Verdi che non a quella del suo partito (Cdu). Il fondamentale dicastero degli esteri, invece, è andato a Heiko Mass (Spd), che nella passata legislatura era stato ministro della giustizia, distinguendosi per una legge liberticida e censoria da far concorrenza a Bellarmino e Torquemada. Insomma, a leggere i profili degli altri ministri, viene in mente l’azzeccatissima massima popolare: più le cose cambiano e più restano le stesse.
Giovanni Coppola



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3 Commenti

  1. in italia si continua a far dell’insensato ed inutile tifo politico mentre tutto si sfalda….
    in germania invece persino i peggior liberal-democratici lavorano per il bene del loro paese…
    per quanto si possa disprezzare, una Merkel vale 100 politici dell’italietta di oggi.

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