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Belgrado, 4 mar – Un processo lungo, che dura da quasi 8 anni senza dare i frutti sperati. Pesano le notevoli divergenze, la fortissima divisione dell’opinione pubblica, la questione irrisolta del Kosovo. Tanto che l’adesione della Serbia all’Ue sembra fare, ad ogni ulteriore avanzamento, il passo del gambero. Anche per questi motivi, ieri, l’alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, si è recata in visita ufficiale a Belgrado.

Una visita funestata però dalla forte contestazione che il capo della diplomazia comunitaria ha ricevuto durante l’allocuzione al parlamento. A dare il via alle danze sono stati i deputati del partito nazionalista Srs, che hanno cominciato da subito ad intonare il coro “Srbija, Rusija, ne treba nam Unija” (“Serbia, Russia, non ci serve l’Unione Europea“) mentre sventolavano cartelli con su scritto “La Serbia non crede a Bruxelles”. La Mogherini ha tentato di gettarla sul ridere, invitando i parlamentari a preservare la voce per i comizi davanti ai propri elettori: ironia che non è piaciuta anche ai deputati più moderati, che si sono uniti alla protesta, diventata talmente plateale da costringere più volte il nostro ex ministro degli esteri ad interrompere il proprio discorso.

Nicola Mattei

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