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trumpWashington, 3 mar – Dopo l’affaire Flynn ora tocca al Ministro della Giustizia Jeff Sessions essere nella tempesta russofoba sollevata dai democratici. Secondo quanto riporta l’Associated Press, la leader democratica alla Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, ha accusato l’attorney general (ministro della giustizia) Jeff Sessions di aver “mentito sotto giuramento” e ha chiesto le sue dimissioni. La senatrice democratica Elizabeth Warren ha a sua volta affermato che Sessions dovrebbe fare un passo indietro e ha sottolineato che come capo del Dipartimento della giustizia ha poteri di supervisione sull’Fbi, che sta indagando sulle accuse alla Russia di interferenza nelle elezioni presidenziali.

Sessions è infatti accusato di non aver riferito al Senato di aver avuto, prima dell’insediamento di Trump, dei colloqui con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak, ma il neo Ministro si è difeso affermando che non lo fece perché era convinto che la domanda su eventuali rapporti con i russi riguardasse il suo ruolo di consigliere del Presidente. Pertanto Sessions ha ritenuto opportuno astenersi dalle indagini del “Russiagate” ritenendo giuste le raccomandazioni ricevute dal suo staff in materia.
Forse per questo l’ambiente democratico e i media a loro vicini stanno letteralmente alimentando quello che lo stesso Ministro degli Esteri russo Lavrov ha definito un clima da “caccia alle streghe”, riferendosi appunto ai toni e allo spazio che la stampa americana riserva alle questioni riguardanti l’ambasciatore Kislyak e ai suoi contatti con i membri della nuova amministrazione americana.

Da parte del Presidente Trump c’è piena fiducia nell’operato del suo uomo al dicastero della Giustizia; lo stesso Sessions peraltro ha reso noto che in caso di indagine ufficiale da parte dell’Fbi a suo carico è pronto a ricusare sé stesso: ”In qualunque momento fosse appropriato, mi asterrei, non c’e’ alcun dubbio su questo” ha dichiarato ai microfoni dell’Nbc, aggiungendo che le accuse mossegli dai democratici sono “incredibili” e “false”. Ovviamente i democratici, oltre a chiedere le dimissioni di Sessions, chiedono a gran voce che si apra un fascicolo di indagine su di lui da parte dell’Fbi e che venga nominato un procuratore speciale per indagare sul “Russiagate”. L’ambasciata russa, dal canto suo, non conferma né nega che Sessions abbia incontrato l’ambasciatore Kislyak nel 2016, in pieno stile “sovietico” oseremmo dire: l’addetto stampa dell’ambasciata, Nikolai Lakhonin, ha affermato che ci sono stati diversi incontri con diversi interlocutori negli Usa, e che avvenivano “su base giornaliera nel rispetto dell’usanza diplomatica”.

L’amministrazione Trump si trova davanti una nuova gatta da pelare e dimostra ancora tutta la sua debolezza davanti agli attacchi mediatici da parte dei repubblicani. Il neopresidente, quindi, oltre a dover parare i colpi degli avversari interni, i falchi che vorrebbero la linea dura con Mosca, è alla prese con un vero e proprio uragano politico che potrebbe portare ad un impeachment dopo le elezioni di metà mandato.

Paolo Mauri

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