moneta inflazioneRoma, 4 mar – Dopo più di quattro anni l’inflazione torna a salire secondo i desiderata della Banca centrale europea. L’indice generale dei prezzi, il mese scorso, ha segnato all’interno della zona euro un lusinghiero +2% che non si registrava da gennaio 2013. Il dato sembra premiare le scelte di Draghi che, con il Quantitative easing, ha puntato a riportare la Bce all’interno del suo mandato, che prevede un obiettivo di inflazione per l’appunto “inferiore, ma vicino al 2%”.

E’ una buona notizia? No, per due motivi. Anzitutto perché il raggiungimento della fatidica soglia riapre la discussione in senso all’istituto di Francoforte. Il governatore aveva già annunciato un primo dietrofront alla politica di espansione monetaria, con gli acquisti mensili destinati a scende a 60 dagli attuali 80 miliardi a partire da aprile di quest’anno. I prossimi consigli Bce  saranno dunque più concitati, con la Germania pronta a dare battaglia. Non sono infatti un mistero le rimostranze, da parte di Berlino, mosse alla politica di Draghi. Il banchiere italiano sarebbe in qualche modo ‘colpevole’ di aver con la sua ostinazione portato i tassi in territorio negativo, con effetti sia sulla redditività delle banche tedesche che, a cascata, sui risparmiatori tedeschi. Senza considerare l’avversione nutrita dall’opinione pubblica teutonica in merito all’inflazione. Proprio quest’anno si terranno le elezioni federali con la Merkel alle prese con una riconferma tutto tranne che scontata, per cui il tema potrebbe entrare nel dibattito politico e, di converso, arrivare fino alle stanze dell’Eurotower.

Il secondo motivo è più tecnico e riguarda la natura di questa risalita dei prezzi. In estrema sintesi esistono due tipi di inflazione, che per semplicità possiamo chiamare inflazione ‘buona’ ed inflazione ‘cattiva’. La prima ha a che fare con la crescita dell’economia reale e dei salari – ed è la vera inflazione, la quale non dipende invece se non minimamente dalla quantità di moneta in circolazione – mentre la seconda deriva da cause esterne come l’aumento dei costi delle materie prime e dal tasso di cambio. Bene, quel +2% del quale in troppi hanno probabilmente gioito con troppa fretta dipende quasi esclusivamente da queste ultime. Si parla, in gergo, anche di ‘inflazione importata’, è qualcosa di totalmente esogeno ed avulso dal sistema di riferimento, di cui non può quindi rappresentatore un indicatore dello stato di salute. Il quale, per inciso, rimane decisamente precario: depurando il dato grezzo di questi elementi esterni, si scende di oltre le metà, ad un più misero +0,9%. Un dato che conferma la stagnazione dei prezzi da diversi mesi e che segue a ruota l’ancora pessimo stato dell’economia europea.

Filippo Burla

1 commento

  1. La mia paga non sale dal 2008. In termini nominali, intendo, perché in termini reali è scesa in modo consistente. Viva l’inflazione (ovvero, la riduzione del potere d’acquisto del reddito e dei risparmi)!

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