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Roma, 4 feb – E’ bufera intorno alle dichiarazioni del presidente dell’Ecuador Lenin Moreno, finito sulla graticola delle femministe per alcune sue dichiarazioni in merito al tema delle molestie sessuali ai danni delle donne.



Secondo quanto riportato dal Guardian, durante un discorso a un gruppo di investitori avvenuto lo scorso venerdì, Moreno avrebbe dichiarato che gli uomini sono «sotto attacco» da donne «tormentatrici» che li accusano di molestie. Ed è veramente difficile dargli torto, in questi tempi dove anche uno sguardo di troppo è da considerarsi alla stregua di un’aggressione sessuale. Certo, secondo il presidente non tutti gli uomini ne vengono accusati: «Soltanto quelli brutti». «Si tratta di molestie se a compierle è un uomo brutto», ha insistito il presidente dell’Ecuador. «Se la persona in questione è un bell’uomo, allora le donne non tendono a vederlo come una molestia».

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Le femministe s’incaz*ano

In men che non si dica le femministe di mezzo mondo si sono scagliate contro Moreno, a cominciare dalla deputata Soledad Buendìa, dello stesso partito di maggioranza, secondo la quale Moreno «giustifica e riproduce la violenza contro le donne». E prosegue: «Non si può scherzare con molestie, stupri, femminicidio, traffico e sfruttamento sessuale…». L’organizzazione Women for Change si è unita al coro delle proteste: «La questione non sta nel fatto che oggi tutto può essere interpretato come “molestie”: la questione è che ai “maschi tossici”, come Moreno, la molestia non è mai sembrata un atto grave

Lo scivolone è sempre dietro l’angolo

Per mettere a tacere il vespaio di polemiche il presidente ha deciso di twittare le proprie scuse. «Non intendevo minimizzare un argomento così grave come la violenza e gli abusi», ha scritto. «Chiedo scusa se è stato interpretato in questo modo. Respingo la violenza contro le donne in tutte le sue forme!». Quello che probabilmente intendeva il presidente, forse sbagliando contesto e generalizzando un discorso piuttosto delicato e multisfaccettato, è che le donne tendono a perdonare più facilmente (quando non se ne sentono proprio lusingate) le avances di uomini che percepiscono come attraenti, mentre si sentono “molestate” o importunate da quelli più brutti o meno prestanti. Ma parlare di molestie (o del labile confine tra queste e le avancens), soprattutto per un uomo, equivale a entrare in un campo da calcio pavimentato con bicchieri di cristallo, prossimo alla rovina, a meno ché non ci si ponga in posizione completamente asservita ai dettami del femminismo.  

Cristina Gauri

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