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Parigi, 4 lug – Anche i giornali di sinistra italiani, che hanno fatto di tutto per screditare Marine Le Pen, si sono accorti che Emmanuel Macron ha deliri di onnipotenza. Repubblica giorni fa ha parlato di bonapartismo e in prima pagina del Manifesto oggi il titolo è più che eloquente: il Franco-forte, con una foto del presidente che entra tronfio, en marche come dice il nome del suo partito, nella reggia di Versailles per il discorso al Parlamento.

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Già perché a differenza degli altri presidenti, che generalmente sceglievano l’Eliseo per i loro discorsi, Macron ha scelto il simbolo del potere accentratore francese, quello che è costato le teste ai sovrani che rifiutavano gli ideali di libertè, egalitè e fraternitè dei rivoluzionari francesi. Macron ha scelto di parlare della Republique laddove risiedeva la monarchia che risiedeva a Versailles. E come se non bastasse ha anche deciso di cancellare la conferenza stampa del 14 luglio, quella in occasione delle celebrazioni per la presa della Bastiglia, perché i giornalisti non capirebbero il suo pensiero troppo complesso. Molto meglio il proclama di un discorso. Come a dire “io so’ io e voi…”.

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Fatto sta che a Versailles l’enfant prodige della politica francese, tra le tante cose che in un’ora e mezza di discorso ha snocciolato riguardanti la Francia che lui farà, ha detto che l’Italia si deve tenere gli immigrati e che i confini francesi non si toccano. Alla faccia dell’accordo di Parigi, tanto sbandierato come un aiuto all’Italia da parte di Francia e Spagna. “L’Europa siamo noi, considerarla solo un oggetto di negoziati tecnici significa abdicare alla nostra storia” ha detto Macron a Versailles aggiungendo che bisogna unire le forze e “condurre in modo coordinato un’azione efficace e umana per accogliere i rifugiati politici, senza confonderli con i migranti economici, mantenendo le frontiere”.

Una doccia fredda per il ministro degli Interni italiano Minniti che sperava, forse, di avere una mano da Oltralpe per far fronte all’emergenza che sta mettendo in ginocchio i porti italiani. Perché che siano “migranti economici” o “rifugiati politici” l’Italia continua a vedere arrivare navi cariche di disperati che sbarcano sulle coste. E rimangono qui, in un limbo di degrado e immobilismo.

Anna Pedri

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1 commento

  1. io credo che quando si è palesemente complessati da un punto di vista psicologico -cioè fondamentalmente instabili- il potere diventa la pietra tombale di una esistenza di serie B, cioè ne esalta e ne conclama irreversibilmente quei complessi; anche in Italia ne abbiamo un esempio eclatante in ambito istiituzionale;
    la differenza è che un Maccaron alla fine fa gli interessi del suo Paese,noi quelli degli altri.

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