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Atlantico
Un Boeing P-8 “Poseidon” a Keflavik (foto US Navy)

Keflavik, 4 nov – La notizia in realtà è del febbraio scorso, quando in un comunicato ufficiale la US Navy rendeva noto il ridispiegamento nella base islandese di Keflavik dei pattugliatori marittimi P-3 “Orion” provenienti dalla base italiana di Sigonella, dopo la lunga “vacanza disarmata” successiva al termine della Guerra Fredda. Nello stesso comunicato si può leggere inoltre che la US Navy attendeva l’arrivo dei più moderni P-8 “Poseidon”, i nuovissimi pattugliatori della Boeing, che necessitano di nuove e più moderne infrastrutture di supporto a terra.

Solo recentemente, come si legge in un comunicato del Comando delle Forze Navali Americane in Europa (ComUsNavEur), la “Sesta Flotta” di base a Napoli, un distaccamento di P-8 del Vp-45 è volato da Sigonella per dispiegarsi nella base islandese e affiancarsi e poi sostituire i vetusti “Orion”. La motivazione di tale mossa è da ricercarsi nell’aumentata attività navale russa nell’Atlantico del Nord, considerato dalle marine di quelli che erano i due blocchi contrapposti la prima linea e ancora vitale per Russia e Nato: infatti sospetti sottomarini russi sono stati individuati al largo delle coste di Regno Unito, Norvegia e Finlandia nel corso dell’anno passato. Conseguentemente il tratto di mare compreso tra Groenlandia, Islanda, e Regno Unito, che viene chiamato in ambito militare “GIUK gap” dalle iniziali delle tre nazioni, è ritornato prepotentemente ad essere strategicamente importante per Stati Uniti e Nato: trattandosi di un passaggio obbligato per la flotta russa del nord, geograficamente costretta nella penisola di Kola nelle basi di Murmansk/Poljarnyj, sorvegliare quel tratto di mare vuol dire controllare l’attività navale russa, sia subacquea sia di superficie.

Sorveglianza che viene effettuata non solo attraverso aerei da pattugliamento marittimo come il P-8 o attraverso il naviglio antisom, ma avviene anche in modo acustico attraverso il sistema SOSUS /IUSS: una serie di idrofoni sistemati lungo tutto il GIUK gap e collegati a stazioni di ascolto che servivano a sentire il passaggio dei sottomarini sovietici e che ora, nonostante il loro  recente utilizzo civile in chiave di osservazione dei cetacei, può ritornare utile allo scopo che aveva durante la Guerra Fredda.

Paolo Mauri

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