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Nessun accordo per una difesa militare europea

by Giuseppe Maneggio
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La Gran Bretagna anche sul tema della difesa unica europea ha posto dei veti

Bruxelles, 20 dic – Una maggiore cooperazione sì, ma per una vera e propria difesa comune europea i tempi non sono ancora maturi. Il tradizionale consiglio europeo di fine anno si chiude oggi dopo avere suggellato l’intesa sull’unione bancaria – anche se resta lo scoglio dell’Europarlamento – e fatto qualche piccolo progresso sulla politica di sicurezza e di difesa.

Ma tra i Ventotto restano divergenze importanti su un tema cui non si dedicava un dibattito specifico da otto anni, fondamentale per l’Unione, come dimostrano le conclusioni del Consiglio europeo. “Con circa un milione e mezzo di posti di lavoro e un volume d’affari di 96 miliardi di euro, questo settore è molto importante per l’economia europea – ha detto il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso -. Ma non solo per l’economia europea, come ben spiegato nelle conclusioni del consiglio europeo dedicate all’argomento”.

D’accordo sul voler procedere verso una collaborazione più stretta e una maggior coesione, i leader europei esprimono però visioni diverse, con il premier britannico David Cameron che frena su ipotetici eserciti europei. Sembra, insomma, che occorrerà parecchio per raggiungere un fronte unitario su un’Europa più forte militarmente. Consiglio europeo che così facendo non fa altro che confermare i dubbi di chi scetticamente non crede più a questa forma di unione votata sempre più alle semplificazioni, agevolazioni e unificazioni del mondo bancario e finanziario e viceversa restia nel darsi anche solo un’estetica di monoblocco in una chiave politica e militare, aspetto questo indispensabile per ergersi in un logica geopolitica che mette inevitabilmente in competizione macro realtà quali gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e altri paesi emergenti come il Brasile e l’India.

Ma il Consiglio Europeo ha avuto in agenda altri temi, come il rilancio dell’economia digitale, le intercettazioni e l’immigrazione. Quest’ultima è diventata una questione ancora più urgente dopo la tragedia di Lampedusa. In primo piano anche l’occupazione, con i leader europei che hanno fatto il punto sul programma d’aiuto per i giovani disoccupati deciso a giugno, per il quale sono stati stanziati sei miliardi di euro di fondi europei. Vedremo se l’Italia sarà in grado di restituire la sua parte per inutilizzo anche in questo caso.

Giuseppe Maneggio

 

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