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Parigi, 21 set – Che nel Front National l’aria sia molto tesa, è risaputo. Malgrado il risultato storico raggiunto al ballottaggio contro Macron, le aspettative del partito (troppo alte?) sono rimaste deluse. Di lì sono iniziate varie rese dei conti che hanno minato l’unità del movimento. Dapprima ha lasciato la giovane e carismatica Marion Le Pen. Con la scusa di dover badare alla famiglia, certo, ma le divergenze con la zia erano già da tempo molto forti e note a tutti.

Adesso, invece, tocca a Florian Philippot, il numero due del Front, che ha annunciato la sua uscita dal partito stamattina sull’emittente televisiva France 2. Philippot, i cui poteri da vice erano stati limitati nei giorni scorsi, ha definito questa situazione “ridicola” e ne ha tratto le dovute conseguenze: “Certo, lascio il Front National”. Marine Le Pen, da parte sua, ha espresso il suo rammarico, specificando però che la reazione di Philippot sarebbe un’esagerazione. Anche Nicolas Bay, segretario generale del Fn, parla di dispiacere per la decisione del vice, ma puntualizza che Philippot dovrebbe rassegnarsi ad “accettare il dialogo”.

Ed è proprio dalle parole di Bay che filtra il motivo d’attrito (e di rottura) con Philippot. Il vice-presidente era infatti finito già da tempo nell’occhio del ciclone per aver insistito su una linea del partito che, in seguito, è stata additata come la causa della sconfitta alle presidenziali. Philippot, cioè, avrebbe puntato troppo sull’uscita dall’euro, sui temi sociali e sul superamento della dicotomia destra/sinistra in nome del “patriottismo”, trascurando così i temi dell’identità, dell’immigrazione e della sicurezza, che per Bay erano invece i punti forti del Fn presso il suo elettorato.

Per dar più sostanza alle sue idee “trasversaliste”, Philippot aveva fondato l’associazione politica “Les Patriotes”, che però è stata interpretata da alcuni come un’ingombrante corrente interna. Ad ogni modo, se il rapporto tra Philippot e Marine era già teso da un po’ di tempo, stavolta sembra veramente arrivata la rottura definitiva. Che questo possa giovare o nuocere al partito, è tutto da capire.

Federico Pagi

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