oregon rivoltaPortland, 8 gen – Qualcosa si muove nella profonda provincia americana, lontana dalle stelle di Hollywood o da Wall Street. In Oregon un gruppo di allevatori armati ha occupato un edificio federale per protestare contro il governo centrale ed in solidarietà a due allevatori condannati a 5 anni di galera per bracconaggio. La protesta degli allevatori, che si dice stia profondamente preoccupando Obama e che rischia di degenerare in una protesta più ampia, è il frutto di alcune discutibili scelte operate dall’amministrazione Usa che hanno profondamente danneggiato gli allevatori dell’Oregon, ma anche di altri stati “periferici” dell’Unione.

Infatti, negli ultimi 20 anni, progressivamente, lo stato federale ha espropriato numerosissime proprietà terriere per costituire riserve naturali protette. Gli allevatori si sono sempre opposti a queste misure ed hanno rifiutato di cedere volontariamente la terra, preferendo venir espropriati a tutti gli effetti. In molti, nonostante le espropriazioni, hanno continuato ad occupare le terre che possedevano in precedenza, facendo pascolare il proprio bestiame e continuando a praticare attività venatoria. L’amministrazione democratica di Obama ha recentemente deciso di continuare nella politica espropriativa, consentendo però agli allevatori di continuare ad usare i pascoli di cui in precedenza erano proprietari pagando una tassa. In sostanza il governo federale ha tolto la terra agli allevatori per obbligarli a pagare più tasse. In Oregon la situazione è precipitata negli ultimi giorni, quando due famosi “cowboy” locali sono stati arrestati e condannati per bracconaggio. L’intera comunità si è schierata al fianco dei due detenuti e gli allevatori, stanchi dei soprusi del governo, hanno deciso di difendere i loro diritti, ricorrendo, come consentito dalla costituzione americana, all’utilizzo delle armi. Così un piccolo edificio dell’amministrazione federale è stato occupato da circa 150 cittadini armati. Non vi sono ostaggi, ne, al momento, feriti. Le autorità locali hanno circondato l’edificio ma aspettano l’arrivo dell’Fbi. Obama nel frattempo prende tempo. Il partito democratico ha richiesto l’intervento della Guardia Nazionale al fine di scacciare con la forza gli occupanti: praticamente la guerra civile. Obama pensa e spera di poter mediare e non parrebbe al momento interessato a ricorrere alla forza. Sa bene il presidente che in tutte le aree rurali del paese il malcontento dilaga ed il rischio è quello di alienarsi una buona fetta della nazione.


L’Oregon rischia di fare da capofila per una nuova affermazione del Tea Party, movimento libertario di area repubblicana oggi nuovamente in forte ascesa. “Siamo patrioti che difendiamo i nostri diritti e che chiediamo rispetto per la costituzione”, dicono gli allevatori armati dell’Oregon. Dopo le ennesime sparate contro l’utilizzo delle armi da fuoco, Obama rischia di perdere del tutto il contatto con la provincia americana, con quei “bifolchi” che le elité di Washington e New York hanno sempre bistrattato e che ora hanno deciso di mettere mano alla fondina prima che sia troppo tardi. I radical chic si sono già armati di Twitter ed hanno lanciato l’hashtag #OregonUnderAttack, in cui fioccano i commenti razzisti contro i “bianchi”ed in cui si invoca la morte degli allevatori bianci.

Federico Depetris

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