Roma, 23 dic – È stato reso pubblico il rapporto finale della commissione della Camera statunitense sui fatti di Capitol Hill del 6 gennaio 2021, quando le proteste dei sostenitori trumpiani per l’esito delle elezioni sfociarono nell’assalto al Campidoglio.

Cosa dice il rapporto della commissione parlamentare

Il rapporto ad opera della commissione è un lungo documento che arriva a contare più di 800 pagine, frutto di un lavoro durato oltre 18 mesi durante i quali sono stati interrogati più di 1.000 testimoni e sono state tenunte 10 udienze. A presiedere la commissione è stato il deputato del Mississipi, Bennie Gordon Thompson, appartenente al Partito Democratico così come la maggioranza della commissione (7 democratici, contro 2 repubblicani). Secondo le conclusioni della commissione, l’assalto a Capitol Hill farebbe parte di un «piano complesso per rovesciare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020». La commisione ha puntato il dito contro Donald Trump, dichiarando che l’ex presidente fu «la causa centrale» e che «nessuno degli eventi del 6 gennaio sarebbe avvenuto senza di lui». Il rapporto ha preso in esame anche il periodo di tempo antecedente ai fatti, arrivando ad affermare che Trump nelle settimane precedenti volesse «ostacolare con la corruzione, impedire o influenzare il conteggio dei voti dei grandi elettori il 6 gennaio e dunque ribaltare il risultato legale delle elezioni». Ricordiamo che nel sistema elettorale americano i grandi elettori cono coloro i quali, sulla base del voto popolare, votano concretamente per il presidente.

Quale futuro per Trump?

La commisione non si è limitata a ciò, ma ha fatto alcune raccomandazioni legislative per evitare il ripetersi di eventi simili. Tra le proposte vi sono il rafforzamento e il chiarimento di alcuni aspetti della legge elettorale, l’aumento delle pene contro chi minaccia i funzionari elettorali, e il rafforzamento del 14esimo emendamento della costituzione americana, il quale vieta di ricoprire incarichi pubblici a chiunque «abbia partecipato a un’insurrezione» o «aiuti o sostenga i nemici» degli Stati Uniti. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante perché è alla base della richiesta di deferimento di Trump da parte della commissione. Il diretto interessato ha risposto alle accuse parlando di caccia alle streghe. Secondo Trump, l’operato della commissione non sarebbe stato imparziale e non avrebbe preso in considerazione elementi decisivi: «Un comitato non selezionato, massimamente di parte, non ha fatto menzione del fatto che Pelosi non ha raccolto la mia raccomandazione a mobilitare più truppe a Washington non ha riportato le parole pacifiche e patriottiche che io ho usato né analizzato le ragioni della protesta, la frode elettorale».

Michele Iozzino

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