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Roma, 19 feb – Sui media sudanesi è scoppiata in questi giorni un’accesa polemica sul ruolo svolto nel 2018 dall’intelligence di Khartoum nel reclutamento e nell’invio in Libia di miliziani di al-Qaeda al fianco del Governo di Accordo Nazionale (GNA) guidato da Fayez al Sarraj. Lo scorso 12 febbraio è apparso sui social media una videointervista a un ex ufficiale dei servizi segreti sudanesi. L’ufficiale, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha raccontato che gli aspiranti combattenti ricevevano un addestramento di tre mesi presso il campo di Al-Shamali nel Sudan del Nord. Secondo l’esponente dell’intelligence sudanese il campo ospitava contemporaneamente circa 800-1000 reclute, inviate poi in Libia una volta completato l’addestramento. La maggior parte di loro erano originari del Sudan, sebbene secondo la fonte molti provenissero dalla Somalia. Secondo l’ex funzionario dell’intelligence tra i possibili comandanti del campo c’erano Khalifa Hadia, Osama al-Juwayli e Rauf Kara. Attualmente Shaaban Khalifa Hadia è un sottosegretario del Governo di Tripoli. Alcuni anni fa fu arrestato in Egitto con l’accusa di avere legami con al-Qaeda, ma fu presto rilasciato dopo il rapimento di alcuni diplomatici egiziani in Libia.

I servizi segreti del Sudan collaborano con al-Qaeda?

Anche Osama al-Juwayli è un personaggio legato al GNA. I suoi uomini furono accusati di aver massacrato i soldati dell’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar in lotta con il Governo di Accordo Nazionale. In passato al-Juwayli fu avvistato in compagnia di Wissam bin Hamid, comandante militare del Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi, un’alleanza di gruppi jihadisti sunniti radicali guidata da Ansar al-Sharia, nota per aver organizzato nel 2012 l’attacco al consolato americano di Bengasi. Rauf Kara, invece, è il capo del gruppo armato salafita di orientamento madalista RADA, le Forze di Deterrenza Speciali, controlla la prigione di Mitiga, famosa per i maltrattamenti comminati ai prigionieri. Il 14 gennaio 2020 ha avuto luogo in Sudan un tentativo di colpo di stato, guidato da membri della principale agenzia di intelligence del paese, il Muhabarat. Subito dopo il fallimento del golpe su Internet sono cominciati ad apparire vari documenti che denunciavano la cooperazione del servizio segreto sudanese con i terroristi di al-Qaeda.

Lo scorso 4 febbraio un utente Facebook di nome “Khaled Ismail” ha pubblicato le foto di alcuni documenti che confermerebbero i legami tra al-Qaeda e GNA libico. In uno di essi, intitolato “Rapporto sulla collaborazione tra cellule dell’organizzazione terroristica al-Qaeda operanti nella Repubblica del Sudan e milizie libiche”, si afferma che un terzo di tutti i mercenari al servizio del governo di Tripoli provengono dal Sudan. In particolare, dal rapporto emergerebbe che gli islamisti sudanesi erano strettamente legati a gruppi libici quali Al-Taqfir Wah al-Hijra e le Brigate Osama Juwayli (entrambi facenti capo a Osama Juwayli) così come al gruppo Al-Fajr, collegato allo “staff operativo del Libyan Revolutionaries” diretto da Shaban Hadia, a sua volta vicino ad Abd al-Rauf Qara e RADA. Stando a questi documenti questi combattenti avrebbero raggiunto la Libia dal Sudan tramite la Turchia. Le rivelazioni dell’ex ufficiale dell’intelligence confermano le informazioni contenute in questi documenti e offrono ulteriori dettagli circa il ruolo svolto dai servizi segreti sudanesi per facilitare il trasferimento in Libia dei combattenti. A quanto pare il reclutamento di miliziani di al-Qaeda da impiegare nel conflitto libico avrebbe goduto della supervisione diretta degli stessi vertici del servizio.

La destabilizzazione della Libia

Forse non tutti ricordano che negli anni ’90 il fondatore di al-Qaeda, Osama bin Laden, aveva proprio in Sudan la sua base. All’epoca nel paese furono allestite varie basi terroristiche. Non sorprende, dunque, che i servizi di sicurezza di Khartoum abbiano poi continuato a mantenere buoni rapporti con l’organizzazione e accettato di reclutare mercenari da inviare in Libia. Va aggiunto che non è possibile escludere che ci sia stata anche la partecipazione interessata di altri paesi a questa operazione. Gli stessi Stati Uniti hanno tutto l’interesse a mantenere la Libia nel caos per utilizzarla come strumento di pressione nei confronti dell’Europa. Già nel 2005 il Los Angeles Times, citando una fonte del Dipartimento di Stato, riferiva che l’intelligence americana riteneva che il sudanese “Muhabarat potesse diventare un partner” di primo livello “della CIA”.
E’ sintomatico il fatto che nel 2018 Salah Abdullah Mohamed Saleh, alias Salah Ghosh, che aveva attivamente collaborato con Washington dopo gli attentati dell’11 settembre, sia tornato alla guida del servizio segreto sudanese, peraltro dopo essere stato arrestato nel 2012 per aver organizzato un fallito colpo di stato. E’ stato proprio nel periodo in cui Ghosh era alla guida del Muhabarat che i terroristi di al-Qaeda sono stati trasferiti dal Sudan alla Libia, secondo i documenti citati prima. Secondo l’ex impiegato dei servizi di sicurezza di Khartoum, oltre ai miliziani, il Muhabarat avrebbe contrabbandato oro e armi in cambio di petrolio. Questa notizia è stata confermata anche da altri documenti pubblicati sui social network sudanesi, uno dei quali riferisce anche dell’impiego di “personale specializzato” nel campo di Shamali.

Il ruolo di Turchia e Qatar

La pubblicazione online di questi documenti e la conferma delle notizie in essi contenute da parte di un ex ufficiale dell’intelligence hanno scatenato forti reazioni in Sudan. Il professor Ahmed Hassan, esperto di relazioni internazionali e politologo, in alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa sudanese, ha rivelato che l’ex presidente Omar Bashir era direttamente coinvolto in una operazione finalizzata al trasporto di terroristi in Libia in virtù dei suoi stretti legami con Turchia e Qatar. Anche altre fonti confermano i collegamenti tra il Governo di Accordo Nazionale libico e al-Qaeda mediato dalla Turchia. Ad esempio, all’inizio di febbraio il generale di brigata Ahmed al-Mismari, rappresentante del LNA, ha denunciato il trasferimento da parte della Turchia di 1500-2000 combattenti di al-Qaeda dalla Siria alla Libia. Ankara, peraltro, non si sforza nemmeno di nascondere l’invio di miliziani dalla Siria alla Libia. Lo scorso agosto, un altro rappresentante del LNA, Khalid Al-Mahjou, ha rivelato che “terroristi e mercenari” venivano trasferiti dalla Turchia “tramite la Libyan Wings Airline, di proprietà del militante islamista Abdelhakim Belhaj”. Ancora, a febbraio l’Associated Press ha riferito che la Turchia stava trasferendo militanti di Al-Qaeda e dell’ISIS in Libia, affinché prendessero parte ai combattimenti a sostegno del governo di Tripoli. Fonti libiche hanno poi confermato la notizia. Perfino Rami Abdurrahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede in Gran Bretagna, solitamente schierato dalla parte delle milizie filo-turche in Siria, ha confermato che la sua rete sul territorio aveva identificato almeno 130 ex militanti di al-Qaeda e ISIS tra i rinforzi inviati in aiuto a Sarraj.

Terroristi che approdano in Europa

Il rovesciamento del regime di Muammar Al-Gheddafi in Libia ha spianato la strada al terrorismo nella regione. Non a caso nel 2011, il leader di al-Qaeda nel Maghreb islamico, Mokhtar Belmokhtar, dichiarò che grazie alla guerra civile in Libia i suoi uomini avevano potuto ricevere grossi rifornimenti di armi. Belmokhtar riconobbe anche “gli stretti legami ideologici” esistenti tra la sua struttura e i giovani combattenti islamisti libici.
Da allora il conflitto ha continuato a svilupparsi, generando un vero e proprio massacro che prosegue ancora oggi. La Libia è ormai diventata l’ideale terreno di caccia per migliaia di terroristi locali e stranieri. Lo stesso ISIS vi ha mantenuto per qualche tempo una sua roccaforte nella città di Sirte. Il 15 febbraio 2015 il mondo rimase scioccato dal video pubblicato dall’ISIS in cui 21 cristiani egiziani, precedentemente rapiti a Sirte, venivano barbaramente trucidati. I terroristi libici sono approdati anche ​​in Europa: era libico quel Salman Ramadan Abedi che il 22 maggio 2017 si fece esplodere durante il concerto della cantante americana Ariana Grande a Manchester, uccidendo 22 persone.

I leader dei Paesi europei incontrano regolarmente gli esponenti del GNA, legittimandoli in questo modo e ricordando in ogni occasione che si tratta del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Eppure, proprio il GNA e i suoi sponsor esterni (a cominciare dalla Turchia) contribuiscono di fatto a creare un nuovo pericolo per l’Europa, consentendo la concentrazione sul territorio libico di numerosi militanti delle organizzazioni terroristiche Al Qaeda e ISIS. Sarraj sta utilizzando gli islamisti come ultima carta per mantenere il suo potere, ma il punto è: dove andranno costoro quando cesseranno i combattimenti? Giungeranno in Europa come rifugiati politici, come nel caso dei genitori di Salman Abedi?

Alberto Santoni

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