Roma, 17 nov – Quante volte ci troviamo a dire che i cinesi stanno comprando il mondo e hanno in mano l’intera economia mondiale? Oggi dalla Gran Bretagna arriverebbe l’ennesima conferma di ciò, se non fosse che il governo britannico si è messo radicalmente di traverso. Nonostante il terremoto che sta scuotendo negli ultimi tempi la politica del Regno Unito, l’acquisizione del più grande impianto di microchip della Gran Bretagna, da parte di una società cinese, è stata fermata dal governo della Union Jack. La fabbrica in questione è la Newport Wafer Fab, numero uno inglese nella produzione di microchip e nei posti più alti della classifica mondiale del settore. Nel luglio 2021 venne acquisita dalla società tecnologica olandese Nexperia, una sussidiaria di Wingtech quotata a Shanghai. Oggi, a seguito di una revisione sull’accordo iniziale, Nexperia deve ora vendere l’86% della sua quota “per mitigare il rischio per la sicurezza nazionale”. L’azienda si è detta “scioccata” dall’imposizione di Londra e presenterà ricorso contro la decisione.

Microchip preziosissimi sul mercato globale

Per intenderci; qui non si sta parlando di tessuti, porcellane, o merci che la Cina è solita acquisire per rilanciare sul mercato a prezzi ridotti, eliminando la concorrenza. Stiamo parlando di microchip: semiconduttori che consentono all’elettricità di fluire attraverso i dispositivi e sono i componenti fondamentali di tutto, dagli smartphone ai vasti data center che alimentano Internet e si trovano in milioni di prodotti. In molti penserete che “poco cambia”, passando dalle merci più comuni ai preziosi elementi tecnologici, ma così non è. L’accordo Wafer Fab, infatti, è stato esaminato a causa di una carenza globale in corso di chip per computer che è stata esacerbata dalla pandemia e ha colpito gravemente un’ampia gamma di settori. Al momento dell’acquisizione, lo stabilimento di Newport produceva circa 35.000 wafer all’anno.

“Un rischio per la sicurezza nazionale”

Il governo britannico ha subito diverse pressioni per intervenire, non da ultimo dal Commons Foreign Affairs Committee, il Comitato ristretto per gli affari esteri britannico che esamina le spese, l’amministrazione e la politica dell’Ufficio degli esteri, del Commonwealth e dello sviluppo. L’organo di vigilanza del Regno Unito ha affermato che l’acquisizione di Nexperia rappresenta la vendita di “uno dei beni preziosi del Regno Unito” a un concorrente strategico e potenzialmente compromettente per la sicurezza nazionale. Lo sviluppo da parte di Nexperia del sito di Newport, secondo il governo, potrebbe “minare le capacità del Regno Unito” nella produzione di semiconduttori composti. Un altro fattore sul quale è caduto l’allarme di Londra, è l’ubicazione dell’impianto come parte di un ammassamento di semiconduttori nella zona industriale di Duffryn, potrebbe “facilitare l’accesso alle competenze tecnologiche e al know-how”.

I ritardi a causa dei cambiamenti nella politica inglese

Un’indagine pubblicata ad aprile dall’allora consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro Boris Johnson, non aveva portato inizialmente ad alcun risultato. Tuttavia, a maggio, la decisione è stata riportata sul tavolo dall’allora segretario agli affari Kwasi Kwarteng per motivi di sicurezza nazionale. Quest’ultimo ha lasciato al suo successore, Grant Shapps, l’onere di prendere la decisione a seguito dei ritardi dovuti agli sconvolgimenti della politica inglese.

Ma Nexperia non ci sta

Dal canto suo, Nexperia, ha affermato di non accettare le preoccupazioni inglesi per la sicurezza nazionale e ha criticato il governo britannico per non aver avviato un “dialogo significativo”. Toni Versluijs, capo delle operazioni nel Regno Unito della multinazionale con targa cinese, ha dichiarato essere sinceramente scioccato. “La decisione è sbagliata e faremo appello per annullare questo ordine di cessione per proteggere gli oltre 500 posti di lavoro a Newport. La decisione è sproporzionata visti i rimedi proposti da Nexperia. È sbagliata per i dipendenti, per l’industria dei semiconduttori, per l’economia e per il contribuente del Regno Unito, che ora potrebbe trovarsi di fronte a un conto di oltre 100 milioni di sterline per le ricadute di questa decisione”. “Abbiamo salvato dal collasso un’azienda affamata di investimenti – continua Versluijs – . Abbiamo rimborsato i prestiti dei contribuenti, assicurato posti di lavoro, stipendi, bonus e pensioni e accettato di spendere più di 80 milioni di sterline per l’aggiornamento delle attrezzature. L’accordo è stato accolto pubblicamente dal governo gallese”.

Un impianto troppo importante per l’economia del Regno Unito

Un portavoce del governo ha dichiarato: “Il Regno Unito ha una serie di punti di forza nel settore dei semiconduttori, incluso il Galles meridionale, e attraverso la nostra prossima strategia sui semiconduttori consentiremo a questa tecnologia di continuare a supportare il Regno Unito e l’economia globale”. Lo stesso governo gallese ha affermato che, la decisione del governo britannico, ha finalmente fornito una “gradita chiarezza”. “La nostra priorità immediata ora è salvaguardare il futuro delle centinaia di posti di lavoro altamente qualificati a Newport”, ha aggiunto. Guardando all’Italia, ce da sperare che i nostri futuri governi seguano l’esempio di quello britannico, mantenendo salde e sicure le eccellenze e la sicurezza nazionale di casa nostra.

Andrea Bonazza

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta