Roma, 17 nov — Una giuria ha giudicato l’attivista trans Dana Rivers (nato all’anagrafe David Chester Warfield), colpevole dell’efferato triplice omicidio che nel 2016 sconvolse la comunità Lgbt americana per ferocia e sadismo dell’esecuzione. A perdere la vita furono due donne lesbiche unite in matrimonio civile, Charlotte Reed e Patricia Wright, e il figlio Benny Diambu-Wright.

Il sanguinoso fatto ebbe luogo a Reed a Oakland, in California. Quando le autorità arrivarono sul posto trovarono Rivers, coperto di sangue e benzina, mentre fuggiva dall’abitazione delle vittime che aveva appena dato alle fiamme. Nel corso della perquisizione gli agenti trovarono addosso a Ruivers un cacciavite insanguinato, un coltello, un tirapugni proiettili, spray al peperoncino e l’iPod di Benny Diambu-Wright. Il trans aveva letteralmente macellato le sue vittime pugnalandole dozzine di volte a colpi di coltello e cacciavite, massacrandole di botte e infine esplodendo colpi di arma da fuoco per «finirle». Poi aveva gettato i loro corpi nelle fiamme. Rivers confessò di aver ucciso le due donne e il loro figlio, ma si dichiarò non colpevole riguardo l’accusa di triplo omicidio nel 2017.

L’attivista trans macellò due lesbiche e il figlio adolescente

Sconcertanti le motivazioni alla base del massacro: Rivers, che era a capo delle Deviants, una banda di motocicliste donne legata agli Hell’s Angels (che ironia: un uomo che si definisce donna finisce con il comandare un gruppo femminile) non accettava che Charlotte Reed (una delle future vittime del trans) avesse lasciato il gruppo. Per tale futile motivo Rivers macellò la Reed, la compagna e il figlio adolescente della coppia. Prima degli omicidi, Rivers era noto come attivista trans contro le «discriminazioni di genere»: veniva regolarmente invitato a parlare nelle università — tra cui Stanford e UC Davis — ed aveva fatto parte del consiglio di amministrazione della Fondazione internazionale per l’educazione di genere (Ifge).

Carcere maschile o femminile?

Nonostante Rivers sia stato dichiarato colpevole, non è certo che si riuscirà ad arrivare a una condanna: l’attivista trans si è infatti giocato la carta dell’infermità mentale e la giuria si riunirà nuovamente il 5 dicembre per il riesame. Se regge l’infermità mentale, Rivers sarà accolto presso una struttura psichiatrica. E in ogni caso non è chiaro «se verrà collocato in un carcere femminile. Sappiamo che ha il diritto di presentare la richiesta per essere accolto in una struttura per donne ai sensi della legge statale».

L’infame legge californiana che mette in pericolo le donne

Ebbene sì. In base all’attuale legge della California, Rivers può essere accolto in un istituto correzionale femminile, perché «legalmente donna». La California, come è noto, ha una delle politiche di self-id carcerario tra le più liberali del Paese, fatto che sta mettendo in pericolo le vite di migliaia di donne detenute nelle strutture dello Stato. Non è un caso che immediatamente dopo l’entrata in vigore della legge sull’autoidentificazione i centri correzionali della California siano stati colpiti da centinaia di richieste di trasferimento da parte di detenuti maschi, mai identificatisi come «trans» prima di allora.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Gli Stati Uniti d’America ormai sono un circo (forse si salva la Florida, forse). Il fatto che a destra, in Europa, si favorisca l’americanizzazione del mondo (ogni riferimento all’Ucraina è puramente casuale) mi inorridisce. E sì, non mi riferisco solo a Meloni&combriccola ma anche ad certi esponenti di cpi (chissà che direbbe Berto Ricci)

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