Roma, 7 dic – Non passa giorno che in qualche talk show non ci sia qualcuno che pretende che gli italiani accolgano e mantengano gli immigrati provenienti dall’Africa. Ma come reagiscono gli africani quando sono le loro nazioni ad essere invase?



Anche i Paesi più ricchi del continente nero sono destinatari di flussi di immigrazione provenienti da contesti più poveri o in guerra. Lungi dall’accoglierli a braccia aperte, i governi usano il pugno di ferro per fermare i flussi migratori. Degni di nota, ad esempio, i casi di Sudafrica e Tanzania.

Violente proteste (anche razziali) in Sudafrica

La nazione arcobaleno da anni riceve immigrati provenienti da Stati africani più poveri. Una situazione poco gradita dai residenti, che più volte hanno inscenato manifestazioni. Di recente si è tenuta una protesta davanti all’ambasciata nigeriana di Pretoria con degli striscioni che riportavano la scritta “Put South Africans first” (“Prima i sudafricani”). Non è la prima volta visto che rivolte di questo tipo contro gli immigrati prendono piede. Tra le tante basta citare la rivolta del 2008 in cui sono morte 62 persone o quella del 2015.
Quando non ci sono rivolte invece si possono citare i casi di veri e propri scontri razziali, in cui ad essere presi di mira da cittadini sudafricani sono gli immigrati titolari di piccole attività economiche. Tutto questo in una nazione che predica la fratellanza tra i popoli dell’Africa.

La lotta della Tanzania all’immigrazione

Il caso del Sudafrica potrebbe sembrare eccezionale ma non è così, visto che l’opposizione all’immigrazione è forte anche in Tanzania. Parliamo di una nazione a medio reddito e, per tale motivo negli ultimi anni, decine di migliaia provenienti da Etiopia, Eritrea e Somalia hanno tentato di entrarvi illegalmente. Il governo sta facendo di tutto per fermare questo flusso.
Da gennaio a novembre le autorità hanno arrestato oltre 15mila immigrati illegali e sequestrato numerosi veicoli e imbarcazioni usate per trasportare i clandestini. L’azione è stata motivata con il fatto che molti di essi commettono crimini violenti e, quindi, la priorità è la sicurezza dei cittadini. Sarebbe facile pensare che questa sia una normale azione per garantire la legalità, ma occorre ricordare che pochi mesi fa l’esecutivo ha rispedito in Burundi centinaia di migliaia di rifugiati nonostante le proteste di diverse organizzazioni umanitarie.
Giuseppe De Santis

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