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Roma, 31 ago – La Tanzania è adesso una nazione a medio reddito e questo è dovuto, fra le altre cose, anche al fatto che il suo settore agricolo sta puntando ad aggiungere valore alle sue produzioni agricole. Un esempio in tal senso è l’importazione di nuove varietà di uva per produrre nuovi vini di alta qualità. Il settore vitivinicolo da solo non basta tuttavia a creare sviluppo. Per tale motivo la Tanzania Horticultural Association (Taha) sta collaborando con altre organizzazioni straniere al fine di rilanciare il settore dell’orticoltura, così da creare posti di lavoro e produrre cibo non solo per il mercato locale ma anche per altri paesi.

La formazione di personale

Uno dei fattori che limitano la crescita di questo settore è la carenza di personale qualificato, motivo che ha spinto la Taha a firmare accordi di collaborazione con lo Europe Africa Caribbean Pacific Liaison Committee (Coleacp), il World Vegetable Centre (Wvc) e l’African Institution of Science and Technology (Aist) al fine di formare personale qualificato e permettere al comparto di far guadagnare alla Tanzania 1,85 miliardi di dollari l’anno (dagli attuali 779 milioni di dollari) per i prossimo quinquennio. Per capire l’importanza di questi accordi basti pensare che il Coleacp è una rete internazionale che promuove scambi commerciali sostenibili di prodotti di orticoltura tra Africa, Caraibi e Unione Europea mentre il Wvc è un ente che promuove ricerca scientifica sui vegetali.

Non solo esportazione

Grazie agli accordi siglati, nei prossimi anni migliaia di giovani riceveranno corsi di formazione. Questi corsi avranno luogo presso università africane, che offriranno diplomi riconosciuti a livello internazionale. La collaborazione tra Taha e Aist porterà inoltre a nuovi investimenti nella ricerca, per produrre semi ibridi che contribuiranno ad una maggiore resa dei vegetali coltivati, così da aumentare la produttività del settore. Un aspetto importante del piano è che non mira solo a produrre più ortaggi e verdura, ma punta anche a realizzare più fiori con l’obiettivo di non limitarsi alla loro esportazione ma anche all’estrazione di sostanze per produrre profumi, così da aggiungere valore alla produzione.
Giuseppe De Santis

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