Roma, 3 dic – In Finlandia il premier di sinistra è rimasto in sella meno di sette mesi. Dopo aver vinto le elezioni per un soffio lo scorso aprile, Antii Rinee, primo ministro e leader socialdemocratico, si è dimesso dopo aver perso il decisivo appoggio del Partito di centro. Una sfiducia che porta così al crollo della coalizione governativa, con il gabinetto composto dal Partito socialdemocratico di Rinne, dal Partito di centro, dai Verdi, dall’Alleanza di sinistra e dal Partito popolare svedese di Finlandia, che ha già annunciato a sua volta formali dimissioni.

L’infelice parabola della socialdemocrazia

Uno dei pochi governi di sinistra in Europa è stato messo all’angolo in particolare dalle recenti proteste contro il premier Rinee e un altro membro del suo partito, duramente contestati per come hanno gestito il servizio postale di proprietà statale. I lavoratori hanno dato il via a uno sciopero durato due settimane, mettendo in crisi un esecutivo nato già traballante. Sciopero dei dipendenti postali che è tra l’altro emblematico, perché palesa l’infelice parabola della socialdemocrazia finlandese: l’azienda statale intendeva inserire al suo interno fasce retributive più basse per generare una migliore competizione legale.

Nonostante le dimissioni del premier, sembra comunque difficile che in Finlandia si opti per un immediato ritorno al voto, anche per il timore della sinistra di rafforzare il partito sovranista dato al secondo posto nei sondaggi. Il Parlamento di Helsinki è chiamato comunque a decidere la prossima settimana per la nomina di un nuovo primo ministro. Tra l’altro, fino al 31 dicembre, a detenere la presidenza di turno dell’Unione Europea è proprio la Finlandia.

1 commento

Commenta