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Washington, 25 set – Il nuovo nemico del presidente americano Donald Trump è la Nfl, la maggiore lega professionistica nordamericana di football americano. In particolare Trump ce l’ha con i suoi atleti definiti “figli di puttana” perché si rifiutano di cantare l’inno americano e si inginocchiano mentre viene eseguito.



Tutto comincia dopo che alcuni atleti, in segno di protesta per il trattamento ricevuto dalle persone di colore da parte della polizia, hanno cominciato a inginocchiarsi durante l’esecuzione dell’inno. Il primo a inginocchiarsi e a dare il via a questa forma di protesta fu Colin Kaepernick lo scorso anno. Da allora in molti lo hanno imitato.

A Trump il gesto non è piaciuto e nei giorni scorsi ha suggerito ai proprietari delle varie squadre di licenziare questi giocatori ribelli, e ai tifosi di uscire dallo stadio in segno di protesta. Accusato da più parti di essere razzista, Trump, dal canto suo, si è difeso così: “Questa vicenda non ha niente a che vedere con la razza. Riguarda solo il rispetto per la nostra bandiera e per il nostro Paese”.

Razzismo o no, il risultato è che se prima del suggerimento di Trump gli atleti inginocchiati erano pochi, ed erano praticamente solo quelli di colore, durante le partite di ieri quasi tutti, bianchi o neri che fossero, si sono inginocchiati, hanno fatto il pugno alzato simbolo del black power o si sono stretti tra loro con le braccia incrociate.

Non solo tra i campioni del football: tutti i grandi dello sport a stelle e strisce gli si sono rivoltati contro al grido “E ora licenziateci tutti”. Una protesta che è uscita dai confini americani, ed è arrivata anche a Wembley, dove giocatori, proprietari e tutti i membri dello staff dei Jacksonville Jaguars e dei Baltimore Ravens si sono inginocchiati in segno di sfida a Trump.

Ciononostante Trump non arretra e rilancia la difesa dell’America con un tweet: “Grande solidarietà per il nostro inno nazionale e per il nostro Paese. Stare in ginocchio è inaccettabile. Patrioti coraggiosi hanno combattuto e sono morti per la nostra grande bandiera, dobbiamo onorarli e rispettarli”.

Anna Pedri

 

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