Berlino, 25 set – Il centrodestra, inteso come teorico schieramento politico capace di unire i moderati del Ppe e i populisti, è un fatto solo italiano. Ogni volta che una grande nazione europea va al voto ce lo ricorda, evidenziando le contraddizioni di una possibile alleanza politica tra presunti sovranisti e moderati. Era già successo in Francia nella sfida tra Le Pen e Macron, con Salvini e Meloni schierati con Marine e Berlusconi, così come tutto il Ppe, appiattito sull’appoggio all’europeista Macron. Ma anche in Olanda e in Austria, e prima ancora con la Brexit, ogni volta il divario tra le posizioni di Forza Italia e il “duo populista” Salvini-Meloni è sembrato incolmabile.

Le elezioni in Germania non fanno eccezione, con Matteo Salvini entusiasta per l’affermazione di Alternative für Deutschland, che entra nel Bundestag con ben 94 seggi e quasi il 13% dei consensi, e il conseguente ridimensionamento del partito di Angela Merkel, che vince ma perde ben 8 punti percentuali. “Elezioni in Germania, la voglia di cambiamento cresce!“, scrive il segretario leghista su Facebook, “batosta per la Merkel (che perde 8 punti), crollo per i socialisti di Schulz amici di Renzi (mai così in basso), storico successo degli alleati della Lega di AFD, che passano dal 4 al 13% ed entrano in forze in Parlamento. Ovviamente, per i giornalisti-ignoranti italiani, gli amici di AFD sono razzisti, fascisti, populisti, nazisti, xenofobi, euroscettici, nazionalisti e pericolosi…Viva la Democrazia, viva la Libertà! Più sicurezza e più lavoro, cambiare si può! Tocca a noi #andiamoagovernare!”. 

Così come accaduto per la Le Pen (parzialmente “scaricata” da Fdi dopo la sconfitta con Macron) è più cauto l’endorsement di Giorgia Meloni nei confronti dei sovranisti tedeschi, con la leader di Fdi che concentra di più l’attenzione sulla sconfitta della Merkel che sulla vittoria di Afd. “In Germania, come accaduto di recente in altre Nazioni europee, il popolo boccia i partiti tradizionali”, spiega la leader di Fratelli d’Italia, “la Cdu e la Spd segnano il peggior risultato del Dopoguerra e lasciano terreno al partito nazionalista tedesco. In sostanza in Germania, come in Francia, Austria e in tutta Europa, cresce il consenso contro l’attuale governo delle Nazioni europee. È riduttivo parlare di affermazione dell’estrema destra o evocare lo spauracchio neo nazista”.

Il post della Meloni, che freddamente chiama l’Afd il “partito nazionalista”, sembra rivolto soprattutto a chiedere a Berlusconi di spostarsi su posizioni più “radicali” rispetto alle tematiche identitarie. “L’affermazione di AfD rappresenta piuttosto un voto contro la deriva mondialista e filo immigrazionista e contro il processo di islamizzazione della Germania, ma è soprattutto un voto di protesta sociale della classe operaia e del ceto medio che, anche nella ricca Germania in piena crescita economica, è diventata più povera e ha visto crescere le disparità sociali ed economiche”.

Dai ranghi di Forza Italia nel frattempo ci si muove con cautela. Se Angelino Alfano non ha perso tempo per fare i suoi “auguri” ad Angela Merkel, complimentandosi con la “Germania che ancora una volta ha scelto i popolari e non i populisti” facendo “vincere il buonsenso”, è affidato a Tajani finora l’unico commento azzurro al voto tedesco: “il rafforzamento dell’estrema destra tedesca è un segnale negativo per l’Italia. Questo è un partito anti-italiano, anti-Mediterraneo, che ci considera quasi degli esseri inferiori”, ha detto il presidente del Parlamento Europeo intervenendo a Uno Mattina. “Mi auguro che finalmente la politica veda una presenza dell’Italia più forte” ha proseguito Tajani, “perché il risultato tedesco impone all’Italia di essere protagonista per avere un’Europa bilanciata, un’Europa che guardi al futuro”.

Come è possibile dunque tenere in piedi una alleanza politica tra chi vede nell’affermazione dei populisti tedeschi e della Le Pen “una speranza di cambiamento per l’Europa” e chi agita addirittura lo spettro del “neonazismo” e della paura per la “tenuta dell’Europa”? E’ possibile solo in virtù dell’eccezione italiana, o meglio della truffa del centrodestra italiano. L’origine “spuria” del “sovranismo” della Lega Nord, mutuato dal regionalismo iniziale (e ancora presente) e le alleanze di governo con Berlusconi nelle regioni del nord, sono uno dei fattori. L’Italia, un tempo avanguardia politica, vive oggi un ritardo almeno sul piano della politica elettorale. Da anni la distinzione in Europa è tra alto e basso, tra partiti populisti e partiti pro establishment.

Da noi invece sopravvive nel centrodestra l’insolita alleanza tra chi sostiene Merkel/Macron e le istituzioni europee e chi in teoria dovrebbe raccogliere la protesta contro Bruxelles. Ed è scontato, che quel pezzo di centrodestra che sta nel Ppe, il giorno dopo le elezioni sosterrà un governo di coalizione insieme all’altro partito di sistema. Nell’eccezione italiana rientra poi il Movimento 5 Stelle, un giorno pro Euro e un giorno contro, un giorno anti sistema e un altro più moderato, che ha di fatto eliminato dalla sua “protesta” Bruxelles e l’Euro, lasciando sfogare la rabbia popolare esclusivamente contro i “privilegi dei politici” e l’assenza di “onestà” nelle nostre amministrazioni. Insomma il centrodestra e il M5S sono due facce della stessa truffa, basterebbe spostare per una volta lo sguardo dal proprio ombelico per rendersene conto.

Davide Di Stefano

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  1. Pienamente d’accordo con Di Stefano. Aggiungo soltanto una segnalazione che ne conferma la validità: il servizio sull’avanzare in Europa dell”onda nera” mandato in onda sul TG5 di questa sera. Neppure Rai3 avrebbe fatto di peggio. Tutti i fermenti e i movimenti sovranisti ridotti ai soliti aggettivi scontati con sullo sfondo l’avanzare minaccioso del pericolo neo-nazi… con la benedizione di Soros e della famiglia Berlusconi…

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