Esiste un’emergenza in Italia che, per una nostra evidente debolezza in politica estera, passa costantemente sottotraccia. Questa emergenza ha il volto dei quasi 3mila detenuti italiani all’estero, di cui almeno 500 incarcerati in Paesi dove la loro incolumità è seriamente a rischio.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2021

Nel 2019, la Farnesina ha pubblicato un vademecum, messo a punto dalla Direzione generale per gli italiani all’estero, per i detenuti e per i loro familiari. Tali regole avevano lo scopo di spiegare quale strada seguire per ricevere aiuto dalle ambasciate e dai consolati italiani.

Detenuti italiani all’estero: le accuse infondate contro Marco Zennaro

L’imprenditore italiano Marco Zennaro è tenuto in ostaggio in Sudan dal marzo del 2021. Per quasi tre mesi è stato recluso in una prigione sudanese in condizioni disumane, senza che la Farnesina si muovesse con la dovuta tempestività. Secondo quanto dichiarato dal fratello dell’imprenditore, le accuse contro Zennaro sono grottesche e, peraltro, stralciate da una sentenza che, in accoglimento del ricorso effettuato, stabiliva l’infondatezza del reato e disponeva, dopo oltre 56 giorni, la sua immediata liberazione.

L’accusa mossa nei confronti di Marco Zennaro è quella di frode. L’imprenditore aveva fornito una partita di trasformatori elettrici prodotti dalla sua ditta e acquistati da un intermediario. Quest’ultimo era però morto in un incidente subacqueo. A pagare la fornitura sarebbe poi stato un militare sudanese, che l’aveva contestata affermando di aver riscontrato difformità nelle caratteristiche tecniche rispetto al capitolato.

Il 14 giugno scorso, Marco Zennaro è stato scarcerato ma poi sottoposto ai domiciliari in un albergo di Khartum. Dopo il golpe in Sudan del 25 ottobre, la situazione dell’imprenditore italiano è ancora più preoccupante perché le date del processo a suo carico sono state cancellate. Un’unica nota rassicurante: da qualche mese, l’Ambasciata italiana a Khartum ha messo a disposizione di Zennaro una stanza all’interno della propria foresteria. Ma, vista l’instabilità di quel Paese e la totale mancanza del rispetto dei diritti umani, è indispensabile che il nostro connazionale torni in Italia il più presto possibile.

La scandalosa vicenda di Andrea Costantino

«Il mio Andrea è un prigioniero politico. Il mio Andrea, il padre della mia bambina, è stato sequestrato, non arrestato. Portato via un giorno di fine marzo, il 21 novembre prossimo saranno otto mesi, è chiuso in una cella del carcere di Abu Dhabi senza alcun capo di imputazione, senza la possibilità di vederlo, di parlarci. Senza che l’avvocato emiratino che continuo a pagare profumatamente riesca anche solo ad avere in mano un fascicolo. Mi rivolgo alle istituzioni, alla Farnesina, al ministro della Difesa Guerini, vi prego, riportate a casa il mio compagno. Sta male, ed io ho bisogno di lui». Questo è un passo della lettera scritta da Stefania Giudice, compagna di Andrea Costantino, pubblicata da AdnKronos.

La storia di Andrea Costantino, imprenditore italiano con doppia residenza a Milano e Dubai, è surreale. E ancora più surreale è il completo disinteresse della Farnesina

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3 Commenti

  1. innocenti e simili a parte,io me ne frego pure di zaki.

    anzi..
    a dirla tutta non capisco perchè dovrebbe interessarci tanto,la sorte di un cittadino egiziano che in egitto è stato incarcerato secondo le leggi del SUO paese,per reati che ha compiuto nello stesso.

    perchè tutto questo movimento?
    che cosa ci viene in tasca?
    niente,mi pare:

    mentre invece di muovere mari e monti per zaki
    avremmo dovuto essere MOLTO più biliosi,per regeni..
    partendo da un embargo e proseguendo con
    il divieto di turismo e di emigrazione dei cittadini italiani in egitto,
    e il divieto di immigrazione di cittadini egiziani nel nostro paese:
    fino a completa luce sui fatti e severa punizione dei colpevoli..
    E NON DI EVENTUALI CAPRI ESPIATORI,per essere chiari.

    altro che reticenza alle indagini…
    e ostruzionismo.

  2. 3000 detenuti sono tanti, tantissimi. Fuori l’elenco dei reati addebitategli, le nazioni e chi è al estero può magari dare una mano, se ritiene e se può. Anche “quattro” soldi, un pacco, la presenza vale oro. Per quanto mi riguarda, non per spacciatori.

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