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immigrati-grecia-macedonia001-1000x600Roma, 26 feb – L’Europa è sull’orlo del collasso a causa dei troppi arrivi di migranti: è la candida ammissione del commissario europeo alla migrazioni Dimitris Avramopoulos. La scadenza data dal funzionario greco è drammatica: dieci giorni. Oltre questa scadenza, se non ci sarà una riduzione significativa del flusso di migranti e rifugiati dalla Turchia, “vi è il rischio che tutto il sistema collassi completamente”. Per Avramopoulos, “la situazione sulla rotta dei Balcani occidentali è molto critica. La possibilità di una crisi umanitaria su larga scala è molto reale e molto vicina. Non si può andare avanti con atti unilaterali, bilaterali o trilaterali; i primi effetti negativi sono già visibili”. Bisogna ottenere “risultati tangibili” entro il 7 marzo, quindi, ovvero entro il giorno in cui è in programma un vertice dei capi di Stato e di governo Ue con il premier turco Ahmet Davutoglu. Questo, per il commissario Ue, “è un crash test per l’Europa, le sue istituzioni, i governi nazionali e la società europea”.



“Occorre tornare al più presto alla piena operatività del sistema Schengen di libera circolazione e applicare tutte le misure prese: gli hotspot, la redistribuzione, senza mai dimenticare che quello che è in gioco sono le vite umane. L’emergenza profughi non è un problema di questo o quel paese, ma un problema paneuropeo”, aggiunge. Intanto, i ministri degli Interni degli Stati membri dell’Unione si sono riuniti a Bruxelles per discutere della chiusura delle frontiere decisa da diversi Stati dei Balcani dopo la decisione di Vienna di limitare gli ingressi dei migranti diretti verso il Nord Europa. Ma contro l’Austria si scaglia la Grecia: Atene ha richiamato il proprio ambasciatore a Vienna, Chrysoula Aleiferi al fine di “preservare le relazioni amichevoli tra i popoli e gli Stati di Grecia ed Austria. Non accetteremo azioni unilaterali – ha dichiarato il viceministro per l’Immigrazione greco Ioannis Mouzalas al suo arrivo al consiglio Ue – anche noi possiamo farle. Non accetteremo di diventare il Libano d’Europa e di diventare un magazzino di anime, anche se questo comporta un aumento di fondi”.

Ma c’è di più: Atene ha rifiutato la richiesta di visita avanzata dal ministro degli Interni austriaco. Una fonte del ministero degli Esteri ha confermato la notizia apparsa sull’agenzia pubblica Ana che la richiesta di visita della ministra degli interni austriaca Johanna Mikl-Leitner è stata respinta, dopo che ieri la Grecia ha richiamato per consultazioni l’ambasciatore a Vienna. Secondo fonti diplomatiche greche, la visita non avverrà finché l’Austria continuerà a prendere misure unilaterali.

Roberto Derta

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