Roma, 18 lug – Ancora una volta, occorre ribadirlo con vigore: la situazione è tragica, ma non seria. La potremmo plausibilmente fotografare nel modo che segue. Le brigate fucsia delle sinistre del capitale giubilano e si esaltano, più baldanzose che mai: ha trionfato il “girl power”! Ha vinto l’emancipazione sul regresso! Ha trionfato il progresso sulla fazione della sempiterna reazione! Perché? Ma è chiaro! Perché due donne sono ora al potere, Lagarde e von der Leyen. È una vittoria delle donne, come ripetono stoltamente le sinistre fucsia e i loro “militonti”, dimentichi della verità della guerra di classe? Niente affatto. È, ancora una volta, la vittoria della classe dominante contro la classe dominata. È, una volta di più, il trionfo dell’élite globalista sui popoli sofferenti della vecchia Europa.

Infatti, le due donne summenzionate si accingono, per conto della Ue e della sacra lex dell’ordoliberismo, a massacrare le classi lavoratrici e i popoli d’Europa. Le due donne summenzionate sono esponenti della global class dominante, emblema della “spirale tecnocratica” (Habermas) delle brume di Bruxelles. È una vittoria di classe biecamente camuffata come vittoria di genere. Non hanno vinto le donne. Lo ripeto. Ha vinto la classe dominante (con le sue donne e i suoi uomini) sulla classe dominata (con le sue donne e i suoi uomini).

La vestale del cosmopolitismo liberista


Ma sapete chi è realmente Ursula von der Leyen? Ve lo ricordo io. Al tempo, della crisi finanziaria greca, ella propose apertamente di ipotecare le riserve auree del Paese ellenico a mo’ di garanzia del prestito concesso dai creditori internazionali. Ordunque, tale proposta fu giudicata a tal punto radicale che perfino l’esecutivo capitanato dalla Merkel pensò bene di prenderne pubblicamente le distanze! Avete capito, allora, quale sarà il futuro dei popoli europei? Quale il destino delle classi lavoratrici? Ulteriori dosi di austerità repressiva. Ulteriori dosi di spending review. Ulteriori dosi di massacro preordinato dei ceti sofferenti in nome del Vangelo del “ce lo chiede l’Europa”.

La signora von der Leyen, vestale del cosmopolitismo liberista, ha esordito senza lasciare alcun dubbio. Il suo discorso di “presentazione” era tutto incardinato sulla lotta contro il populismo e il sovranismo, ossia – questo il punto – contro quella sovranità popolare che è la base della democrazia. La global class odia il populismo, cioè il popolo, e il sovranismo, ossia la possibilità dello Stato sovrano di controllare l’economia deregolamentata. In una parola, la global class odia la democrazia, che è sovranità del popolo e non del mercato e della sua classe di riferimento.

La signora von der Leyen ha incensato in termini parareligiosi il libero mercato, la somma – nonché unica – divinità in cui crede l’Unione Europea, che non per caso non erige più cattedrali e templi, ma solo banche e hub finanziari. Un’ultima nota: la signora von der Leyen ha annunziato che proporrà il salario minimo europeo. Ovviamente non ha fatto neppure un vago cenno a quale sarà la sua reale entità! Intelligenti pauca.

Diego Fusaro

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  1. Abitando in Germania e proprio nella città da cui proviene la signora von der Leyen, sono stato obbligato a seguire la sua carriera politica. Da assessore nella Bassa Sassonia, a ministro in diversi ministeri a Berlino. L’ultimo quello della difesa, dove attualmente una commissione parlamentare indaga sul suo operato come ministro. Il ministero della difesa tedesco, ha infatti speso cospicue e non motivate somme di denari in consulenze. A dicembre è prevista una deposizione della von der Leyen, difronte alla commissione parlamentare. Prendiamo quindi atto, che pur essendo sotto inchiesta parlamentare è stata votata ugualmente!
    Inoltre, è stata votata una persona che non ha nemmeno un mandato europeo! Non è una parlamentare europea, nessuna l’ha votata per andare a Bruxelles.
    Se un caso del genere fosse successo in Italia, il M5S si sarebbe di sicuro subito opposto, all’elezione di una persona collegata a questi fatti. Ma adesso invece, si dice orgoglioso di esser stato l’ago della bilancia.
    Ma questo non è tutto! Ad ascoltare le dichiarazioni della von der Leyen come ministro della difesa, vengono i brividi. Battute del tipo: con la Russia si può dialogare solo da una posizione di forza.
    E questo da parte di una politica tedesca, responsabile dell’attuale stazionamento dei carri armati tedeschi, solamente ad alcune centinai di chilometri da Leningrado. (Tanto per parlare di sensibilità storica della Germania). In Germania vige una russofobia molto più forte che in Italia, e questa signora ne è una della più vivaci rappresentanti. Adesso una rappresentante di questa Germania, una paladina della NATO guiderà l’Europa.
    Presumo che un forte vento freddo di russofobia arriverà da Bruxelles anche in Italia. Ma anche altre nazioni come l’Iran, la Siria, la Palestina se ne accorgeranno.

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