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Stufa a pellet canalizzata o idro: come scegliere la soluzione per la propria casa

by Redazione
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Il riscaldamento a pellet ha conquistato negli ultimi anni un posto stabile nelle case italiane. Chi lo sceglie trova un combustibile rinnovabile che la stufa preleva da sola dal serbatoio e brucia con rendimenti elevati, dentro un apparecchio capace di accendersi e regolarsi agli orari stabiliti senza alcun intervento manuale. I numeri confermano questa diffusione: secondo i dati preliminari presentati da AIEL a Progetto Fuoco 2026, nel 2025 i consumi di pellet in Italia hanno superato i 3 milioni di tonnellate, e il rapporto statistico dell’associazione registra una quota del pellet sui consumi di biomasse legnose passata dall’8% del 2010 al 21% del 2021.

Deciso il pellet, però, resta la decisione più importante, quella che determina come il calore si distribuirà nella casa. Chi deve riscaldare più stanze, o l’intera abitazione, si trova infatti davanti a un bivio: stufa a pellet ad aria canalizzata oppure termostufa? Le due tipologie rispondono a esigenze diverse, e quale sia la più adatta dipende da come è fatta la casa e dal ruolo che la stufa dovrà avere nel riscaldamento. Andiamo quindi a scoprire insieme quali sono tutti gli aspetti di cui tenere conto al momento della scelta.

 

Prima del modello, la scelta del produttore

 

Il primo aspetto di cui tenere conto viene ancora prima della tipologia, ed è il produttore a cui affidarsi. Una stufa a pellet accompagna la casa per molte stagioni, e la cura con cui è stata progettata e costruita si ritrova nella resa di ogni inverno. Per questo conviene esaminare le proposte delle aziende che si contraddistinguono per la qualità e l’innovazione dei prodotti, così come per i prezzi competitivi.

La qualità si riconosce da dove gli apparecchi vengono progettati e assemblati, dai materiali della camera di combustione e dalle certificazioni ambientali riportate nelle schede tecniche. L’innovazione si misura invece nelle soluzioni che semplificano la vita di tutti i giorni, dal controllo tramite app ai sistemi di pulizia automatica, fino ai formati sottili pensati per gli spazi ridotti. Quanto al prezzo, molto dipende dal canale di vendita: quando la stufa passa da distributori e rivenditori, ogni intermediario aggiunge il proprio margine, mentre l’acquisto diretto da chi la produce evita questi passaggi.

Quest’ultimo è il modello seguito, per esempio, da Hotomatic, vero e proprio punto di rifermento del settore che progetta e produce stufe a pellet Made in Italy vendendole direttamente online, a prezzi di fabbrica. L’azienda ha realizzato per anni stufe a pellet per conto di altri marchi e dal 2022 le propone con il proprio nome, affiancando all’acquisto una consulenza gratuita che aiuta a individuare il modello giusto per la propria abitazione.

 

Quando scegliere una stufa a pellet canalizzata

 

La stufa a pellet canalizzata è la scelta giusta quando il calore deve arrivare in più stanze ma la casa non dispone di un impianto di riscaldamento ad acqua, oppure non si vuole che sia la stufa ad alimentarlo. È la situazione tipica degli appartamenti con le camere in fondo a un corridoio, delle villette con la zona notte al piano superiore o delle mansarde collegate al soggiorno da una scala: ambienti che l’aria calda di una stufa tradizionale, da sola, non raggiungerebbe mai.

La prima ragione per sceglierla è che un solo apparecchio arriva dove servirebbero più fonti di calore. La stufa scalda il locale in cui è installata e, attraverso le tubazioni e le bocchette, anche le stanze collegate, perfino su un altro piano. La seconda è la rapidità: l’aria calda porta gli ambienti alla temperatura impostata in tempi brevi, una qualità che si apprezza nelle case vissute soprattutto la sera o nel fine settimana. La terza è la semplicità dell’intervento, perché la canalizzata non tocca termosifoni né tubazioni dell’acqua e si inserisce quindi anche nelle abitazioni che un impianto ad acqua non lo hanno mai avuto.

Poiché la stessa stufa serve tutti questi ambienti, la sua potenza non va calcolata sul solo locale di installazione, ma sulla somma dei metri quadrati di ogni stanza raggiunta dalle bocchette, locale della stufa compreso. Il dato da cercare nella scheda tecnica è l’area riscaldabile: se è pari o superiore a quella somma, il modello è adeguato. Le stufe a pellet ad aria canalizzate realizzate da Hotomatic, per esempio, riscaldano superfici da 110 a 180 mq, un intervallo dentro cui trovare il taglio adatto tanto a chi deve servire un paio di camere oltre al soggiorno quanto a chi vuole coprire un’intera casa su due piani.

Merita attenzione anche la posizione della stufa. Un punto baricentrico rispetto alla planimetria, come un corridoio o un ingresso, accorcia la strada verso ciascuna bocchetta, e l’aria arriva nelle diverse stanze a temperature simili.

 

Quando scegliere una termostufa a pellet

 

La termostufa è la scelta giusta quando la stufa deve diventare il cuore del riscaldamento di casa, come lo sarebbe una caldaia. Il calore che produce non resta nell’aria del locale ma passa all’acqua dell’impianto, che lo porta a termosifoni o pavimento radiante in tutte le stanze collegate al circuito, a qualunque piano e a qualunque distanza si trovino. Per questo la termostufa si presta alle superfici ampie e alle abitazioni su più livelli, sia quando l’impianto esiste già, e la stufa può alimentarlo al posto della caldaia o accanto a essa, sia quando viene realizzato da zero.

Proprio perché deve scaldare tutta la casa, la termostufa si sceglie anzitutto in base alla potenza, che va calibrata sui metri quadrati da servire. Ogni abitazione ha però il suo fabbisogno, e trovare il taglio giusto è più facile quando il produttore mette a disposizione un ventaglio di scelta ampio. In questo senso, le idrostufe a pellet di Hotomatic offrono una delle gamme più articolate, con tagli di potenza che vanno dai 15 kW adatti a un’abitazione di 90 mq fino ai 25 kW pensati per superfici di 190 mq.

C’è poi la libertà sui terminali. La termostufa lavora bene con il pavimento radiante, che lascia le pareti libere dai radiatori, e altrettanto bene nelle case con i termosifoni, dove riscalda gli ambienti senza che si debba cambiare nulla di ciò che è già installato.

Prima di scegliere il modello restano da verificare quali terminali sono presenti in casa e quanta superficie serve il circuito. Conviene anche controllare se l’apparecchio integra già circolatore e vaso di espansione, i componenti che fanno scorrere l’acqua verso i terminali e ne assorbono la dilatazione quando si scalda. Con l’installatore va infine accertata la compatibilità della termostufa con l’impianto esistente.

 

Installazione a norma e prima accensione affidata al tecnico

 

Un aspetto da considerare già al momento della scelta è l’installazione, che per entrambe le tipologie va affidata a un tecnico abilitato. A lavoro concluso l’installatore rilascia la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/2008, il documento che attesta l’esecuzione a regola d’arte e che va conservato insieme alla garanzia dell’apparecchio.

In materia il riferimento è rappresentato dalla norma UNI 10683, che per stufe e caminetti stabilisce lo scarico dei fumi a tetto attraverso una canna fumaria dedicata e prevede la prima accensione da parte di un tecnico autorizzato, chiamato a controllare l’installazione e a tarare la stufa sulle condizioni reali della casa, perché l’apparecchio lavori fin dal primo giorno con il rendimento previsto.

Le due tipologie si distinguono nella fase di progetto. Per la canalizzata si pianifica il percorso delle tubazioni dell’aria verso le stanze da servire, un’operazione da programmare insieme agli altri lavori quando in casa è in corso una ristrutturazione. Per la termostufa l’intervento riguarda il collegamento al circuito dell’acqua, che un impianto a radiatori già funzionante rende più rapido. In entrambi i casi conviene chiedere all’installatore un sopralluogo prima dell’acquisto, così da definire la posizione della stufa e il percorso della canna fumaria.

Autonomia, programmazione e pulizia nella gestione di tutti i giorni

 

L’ultimo aspetto da valutare è la gestione quotidiana, quella che decide il comfort dell’intera stagione. Il primo parametro è l’autonomia: la capacità del serbatoio, espressa in chili di pellet, stabilisce per quante ore l’apparecchio lavora senza ricariche, e nei modelli più capienti il funzionamento continuo supera le venti ore.

Segue la programmazione giornaliera e settimanale, che permette di impostare accensioni e spegnimenti sugli orari della famiglia per trovare la casa già calda al rientro. Molti modelli si gestiscono anche da remoto con un’app, collegando la stufa alla rete Wi-Fi di casa, e consentono di alzare la temperatura o anticipare l’accensione mentre si è ancora fuori.

Della gestione quotidiana fa parte anche il braciere, la sede in cui brucia il pellet, che va mantenuto libero dai residui. Alcuni apparecchi dispongono di sistemi di pulizia automatica che rimuovono i resti della combustione durante il funzionamento e consentono lunghi periodi di utilizzo senza interventi manuali.

Nella scheda tecnica vanno quindi controllate la capacità del serbatoio e le ore di autonomia, la presenza della programmazione settimanale e del controllo da app e l’eventuale pulizia automatica. Scelta la tipologia più adatta alla casa, sono questi dettagli a determinare la comodità della stufa per tutto l’inverno.

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