Alitalia RenziRoma, 27 apr – Da Almaviva a Monte dei Paschi, passando per il Jobs Act. Fino ad arrivare ad Alitalia. Poteva, l’ex compagnia di bandiera, non essere toccata dalla micidiale sfiga che – ormai è acclarato – Matteo Renzi porta su qualsiasi cosa tocchi?

Era il giugno del 2015 e Alitalia, fresca di nozze con l’emiratina Etihad, presentava in pompa magna la nuova livrea. “Allacciate le cinture, ora Alitalia vola!”, annunciava trionfante l’allora premier, certo che l’alleanza con la compagnia di Abu Dhabi avrebbe risolto gli atavici problemi del vettore italiano. Ottimismo che trasudava anche via twitter: “Alitalia torna in pista. Vola Alitalia, viva l’Italia”, si leggeva nel cinguettio. Una sicurezza ostentata in tantissime altre occasioni, come nel caso del call center Almaviva, che poi ha annunciato 2500 licenziamenti. Per non parlare di Mps, che secondo Renzi era una banca “risanata, e investire è un affare”. Con buona pace di chi ha investito nell’istituto senese, perdendo a pochi mesi di distanza quasi tutto.

Renzi nel frattempo, perso il referendum sulla riforma costituzionale, ha dovuto cedere il passo a Gentiloni. Ma la sfiga che ha sparso sui destini dell’Italia non sembra essersi accorta del cambio della guardia a Palazzo Chigi.

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