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GentiloniRoma, 12 dic – E così ecco Gentiloni. “Ancora un presidente non eletto dal popolo”, hanno commentato in molti. “L’Italia è una repubblica presidenziale, il premier lo elegge il Parlamento, non il popolo”, hanno risposto tanti altri. Dicendo una cosa imprecisa a loro volta. L’articolo 92 della Costituzione, infatti, è molto chiaro nello spiegare che “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Il premier è quindi nominato dal Capo dello Stato. Certo, l’articolo 94 spiega anche che “il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”, ma si aggiunge anche che “il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni”.



Cosa accada qualora un presidente del Consiglio sfiduciato non rassegni le dimissioni non è chiaro, ma qui siamo nel regno dei cavilli e dei tecnicismi istituzionali. Al di là dei quali resta un dato di sostanza: il costante catapultamento di esimi sconosciuti alla guida del governo sulla base di manovre parlamentari o, peggio, di pressioni di potentati sovranazionali diventa sempre più incomprensibile a vasti strati del popolo italiano. La politica non è solo formalità legalistica, ma anche sostanza. La sostanza della politica italiana parla di 20 anni di presidenzialismo di fatto, di personalizzazione della comunicazione, di leaderismo esasperato. È una mutazione che tutti hanno accettato, per esempio mettendo il nome del candidato premier sul simbolo, alle politiche.

Come tutti i recenti cambiamenti sociologici, anche questo ha comportato un imbarbarimento generale. Ormai siamo abituati a leader che si rivolgono direttamente al popolo, sui social network o sui blog. Ma tant’è. Alcuni dei principali leader – Grillo, Salvini, Renzi – parlamentari non lo sono neanche. È evidente che a fronte di questa trasformazione del panorama politico – informale, ma concreta, con effetti reali sulla società – i bizantinismi della ritualità parlamentare appaiono come degli anacronismi incomprensibili. Non è illegale, ciò che stanno facendo, ma è di sicuro qualcosa che cozza contro il senso comune e che accentua quella crisi di rappresentanza di cui la democrazia moderna soffre sempre di più. Ovviamente, anziché cercare di colmare questo gap e modernizzare le istituzioni per venire incontro ai cambiamenti sopravvenuti, l’unica riforma costituzionale che ci hanno proposto riguardava il Cnel e un bislacco Senato dimezzato con dentro i riciclati degli enti locali. Il prezzo da pagare, però, è una crescente distanza del Paese reale dal Paese legale, un’opprimente sensazione di distanza e abbandono. Qualcuno, prima o poi, sarà chiamato a colmare questo vuoto. I dinosauri della politica devono solo sperare che si tratti dei folcloristici, ma innocui, nerd dei 5 stelle.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. bene sempre ricordare che anche “uso e consuetudine” in termini generali sono fonte di diritto.

    Piaccia o meno,grazie al Berlusca si era incominciato ad affermare nelle ultime votazioni politiche il suggerimento del Premier (a capo di una coalizione) che l’elettorato avrebbe voluto in caso di vincita.

    Non proprio robetta nel concetto di DEMO-CRAZIA…

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