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Roma, 3 feb – L’ingloriosa fine di Giuseppe Conte non è stata una mazzata solo per l’ex avvocato del popolo, che probabilmente è destinato a tornare nell’anonimato. Chi ci ha rimesso di più sono stati soprattutto i grillini. Perché Conte era un loro uomo, era l’ultima foglia di fico che nascondeva un consenso popolare che ormai non c’è più. Con la caduta di «Giuseppi», insomma, il M5S è condannato è diventare sempre più marginale anche in parlamento. D’altra parte, quello di Mario Draghi è proprio il nome in grado di unire una maggioranza che può fare a meno dei pentastellati. Non può spiegarsi altrimenti la presa di posizione di Beppe Grillo: «Leali a Conte, no a Draghi».



Grillo chiude a governo Draghi

Questo è quanto riporta l’Adnkronos, che ha captato le voci che agitano i vertici del movimento. In sostanza, Grillo avrebbe avallato, senza se e senza ma, la linea espressa da Vito Crimi, che ha chiuso ogni spiraglio a un eventuale governo Draghi. Non si tratta di una presa di posizione banale. Anche perché è proprio sul sostegno all’ex governatore della Bce che i pentastellati rischiano la scissione. «È il momento di pensare al Paese, la linea di Crimi non è condivisa. Non escludiamo la spaccatura», avrebbero detto altre fonti di primo piano sempre all’Adnkronos.

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M5S a rischio scissione

Insomma, la decisione di Grillo di sbattere la porta in faccia a Draghi potrebbe avere ripercussioni molto gravi sulla tenuta interna del movimento. I pentastellati, infatti, si sono ora spaccati tra «poltronisti» e «duropuristi». C’è chi, pur di non rinunciare al seggio, venderebbe a Draghi anche la sorella, e chi invece non è più disposto ad avallare altre porcate governiste. Questa sera si terrà l’assemblea congiunta di tutti i parlamentari grillini. Ma più che un tavolo di discussione, questa riunione sta assumendo i contorni di una definitiva resa dei conti.

Elena Sempione

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