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Roma, 3 feb – I 5 Stelle si spaccano in due tra governisti alias poltronisti e chi non vuole Draghi premier: il M5S rischia la scissione. Nel giorno dell’incarico conferito da Mattarella all’ex numero uno della Bce, che ha accettato di provare a formare un governo istituzionale, tra i 5 Stelle regna sovrano il caos. Il capo politico reggente del M5S Vito Crimi detta la linea: nessun sostegno a un governo tecnico presieduto da Draghi.



Stasera l’assemblea congiunta dei parlamentari 5 Stelle

Ma nel M5S non c’è alcuna compattezza. A poche ore dalla assemblea congiunta dei parlamentari, che slitta dalle 15 a questa sera, i 5 Stelle sono combattutissimi. Tra chi spera ancora in un Conte candidato grillino alle prossime politiche, e quindi dice no a Draghi nel tentativo di salvare la faccia in extremis rispetto agli elettori, e chi invece pensa alla poltrona temendo come la peste il voto anticipato. E quindi obietta che una figura dall’altissimo profilo come quella dell’ex banchiere centrale Ue non si può dire di no.

Nel M5S è cortocircuito tra vertici e peones

Intanto quello che emerge è un cortocircuito tra vertice e portavoce del Movimento. Almeno la metà di loro non è disposta a seguire ancora le indicazioni dei leader, a partire da quella espressa da Crimi, che ha già annunciato che bisogna votare no alla fiducia a Draghi. “Neanche se fossimo nell’Unione Sovietica si deciderebbe una cosa così importante senza neanche consultare i parlamentari“, fanno presente tra le file dei 5 Stelle. Tanto che al momento non è esclusa una scissione.

Possibile scissione tra poltronisti e “duri e puri”

Perché se un Di Battista (che non ha poltrone di governo né in Parlamento) si può permettere di dire “mai con l’apostolo delle élite“, come ha ribattezzato Draghi, ci sono un sacco di peones che potrebbero lasciare il Movimento, nel solco dell’ex di fresco Carelli, che ieri ha annunciato di voler dar vita a un gruppo popolare in seno al centrodestra. Obiettivo: restare incollati alla poltrona, chiaramente. “E’ il momento di pensare al Paese, la linea di Crimi non è condivisa. Non escludiamo la spaccatura. Oggi ci sarà una resa dei conti in assemblea”, fanno sapere alcune fonti.

Il delirio della Taverna e i dubbi della Grillo

Per una Paola Taverna che delira di un Conte “miglior presidente del consiglio degli ultimi decenni”, c’è una ex ministro della Salute che fa presente che “il no a priori a Draghi ci sembra eccessivo“. “Non pensate – obietta la Grillo – che ci possa essere prima una discussione interna, anche nel rispetto delle indicazioni del presidente Mattarella?”. L’ex avvocato del popolo dal canto suo tace. Al momento è preso dallo sfratto da Palazzo Chigi e non ha tra le sue priorità rassicurare i grillini che starà sempre con loro, pure una volta tornato a casa sua, in Puglia.

Adolfo Spezzaferro

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