Roma, 31 ago – Il vertice del governo giallofucsia previsto per questa mattina alle 9.30 è slittato alle ore 12. Poltrone traballanti ma pur sempre poltrone. E’ soltanto su questo che sta andando in scena una crisi di un governo non ancora nato, così prima del parto sono già iniziati i primi vagiti. Il c’eravamo tanto odiati di Pd e M5s sembrava d’un tratto rimosso, relegato a un remoto passato: qualche giorno fa. E’ bastata la pretesa di un vicepremier di qua e un ministro di là per riaccendere i toni da zuffa, mascherata dalla richiesta di 10 punti programmatici da una parte e 5 dall’altra. Poi il gioco al rialzo: ne vogliamo 20.

Giochi fatti

A far la voce grossa, in questo patetico teatrino, sembrano essere i pentastellati. Loro perdinci non rinnegano la propria identità, sono sempre gli stessi che vogliono realizzare il mondo dei sogni verdi. Di bluff in bluff non gli resta dunque che chiedere il parere della rete, qualche migliaio di iscritti che dovranno approvare l’accordo con il Pd sulla piattaforma Rousseau a giochi fatti. Ammesso che il quesito posto sul portale a Cinque Stelle verta precisamente su questo e non sia (come sarà) una criptica domanda retorica. Potremmo aspettaci supercazzole del tipo: “Volete che baci la sposa che in quanto tale ho già sposato?”. Sta di fatto che la mitologica democrazia diretta virtuale è stata bruciata incredibilmente sul tempo dalla farraginosa democrazia rappresentativa.

I verdi sogni

Nel rapido incontro di oggi i novelli sposini si metteranno quindi a parlare di programmi da realizzare o consumeranno il matrimonio? Retoriche figure che potrebbero essere girate su Rousseau, tanto è scontata la risposta. Perché oggi il premier incaricato Giuseppe Conte, ex arbitro finito a fischiettare a bordo campo davanti alla Var, chiederà semplicemente ai due nemici ritrovati la lista della spesa. Niente venti punti dunque, soltanto la rosa dei venti ministri e sottosegretari da convocare per l’esecutivo giallofucsia. In fondo è tutto come nella prima Repubblica, con il divo ex machina Andreotti a sogghignare: i verdi sogni sono come i pomodori, quando maturano diventano rossi. In questo caso di vergogna.

Eugenio Palazzini

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