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CofferatiRoma, 20 gen – Sergio Cofferati nasce nel 1948 nel Cremonese , a Sesto e Uniti. Ha iniziato come si faceva una volta, dalla gavetta. Semplice perito industriale dipendente della Pirelli nel 1969, l’anno dopo membro della segreteria milanese della FILCEA (sindacato affiliato alla CGIL che raccoglie i lavoratori chimici), segretario nazionale dello stesso sindacato nel 1988, nel 1994 diventa segretario generale della CGIL, carica che manterrà fino al 2002.

Negli ultimi anni del suo mandato, sotto il governo Berlusconi (2001), alla guida della CGIL, lo troviamo attivamente coinvolto nell’opposizione alla riforma del lavoro promossa da Marco Biagi: sarà lui a portare 800.000 persone al Circo Massimo in una delle più massicce manifestazioni di piazza della sinistra italiana.

Biagi stesso verrà definito da Cofferati “anello di congiunzione tra il governo e Confindustria”. Il giuslavorista, nella sua corrispondenza, oltre ad esprimere la propria preoccupazione per la revoca della scorta, aveva lasciato intendere di temere che gli attacchi dell’allora segretario della CGIL potessero essere strumentalizzati da gruppuscoli terroristici.

A termine del mandato, Cofferati torna a lavorare alla Pirelli, diventato ormai un’icona della sinistra. Nel 2004 viene eletto sindaco di Bologna, dove il “Cinese” si scopre ferocemente legalitario: sono celebri le battaglie contro i lavavetri “aggressivi” verso gli automobilisti (chissà che Tosi non si sia ispirato anche al nostro…), le ordinanze comunali che vietavano la vendita di alcolici dopo le 22, quelle contro i piercing ai genitali…si arriva addirittura a vietare l’esposizione di statue di cioccolato di forma fallica, create da un artigiano cittadino per il Cioccoshow in omaggio a Rocco Siffredi. Viene altresì vietata la Street Rave Parade, festa in strada nata sotto la stella (in tutti i sensi) del centro sociale Livello57: Cofferati affermerà che è suo dovere in qualità di sindaco, “difendere i cittadini anche da sé stessi”. Una sorta di paternalismo al ragù insomma.

Durante il suo mandato quale sindaco di Bologna, è protagonista di un increscioso episodio che lo vede condannato dal Tribunale del lavoro per condotta antisindacale (che, per un segretario generale della CGIL è, consentitecelo, il colmo) per violazione dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori (repressione della condotta antisindacale).

Nel 2007 diventa membro del Comitato Nazionale del PD, entrando nel gotha democratico. Dopo una breve parentesi in cui si ritira a Genova per stare con la famiglia, viene candidato dalla segreteria Franceschini a Strasburgo, dove viene eletto  ricoprendo vari incarichi: Vice Presidente della Commissione per il Mercato Interno, membro della Commissione Giuridica ed altro ancora.Nel 2014 viene rieletto a Strasburgo per il distretto Nord-Ovest.

E in queste ultime settimane ha partecipato alle primarie per designare il candidato governatore della regione Liguria. Con esiti a dir poco disastrosi. E ora Cofferati se ne è andato dal PD sbattendo la porta, denunciando brogliacci elettorali che avrebbero fatto vincere la sua avversaria, favorevole alle larghe intese con il centrodestra. Cofferati denuncia la partecipazione alle primarie di NCD, Forza Italia, certi “mai pentiti fascistoni”(?), si indigna per i “poveri stranieri” costretti a votare per pochi euro (eppure nel PD non è certo la prima volta che succede…). Insomma un vera e propria trama più o meno nera ordita dalla reazione capitalistico-borghese, dove mancherebbero solamente il cavallo bianco e la crostata di mele.

Ma Cofferati ha idee ben precise su quelle che deve fare: rinunciare al seggio a Strasburgo ottenuto coi voti PD? Manco per niente, quelli sono voti a lui, non al partito. E a chi oggi gli chiede conto delle dichiarazioni di qualche anno fa (La Repubblica), nelle quali sosteneva che mai avrebbe accettato una poltrona al Parlamento europeo risponde che non si era reso conto di quanto fosse semplice raggiungere Genova da Strasburgo per i weekend da passare con la famiglia.

Valentino Tocci

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