«In attesa di un accordo su un meccanismo di condivisione degli oneri che sia efficace, equo e permanente, non possiamo sottoscrivere l’idea che i Paesi di primo ingresso siano gli unici punti di sbarco europei possibili per gli immigrati illegali, soprattutto quando ciò avviene in modo non coordinato sulla base di una scelta fatta da navi private, che agiscono in totale autonomia rispetto alle autorità statali competenti». Così recitava la dichiarazione congiunta sottoscritta lo scorso novembre da Italia, Malta, Cipro e Grecia, Paesi di primo approdo degli immigrati. In attesa di quella solidarietà europea che non arriverà mai e che, soprattutto, non farà altro che spingere altri immigrati a partire dai Paesi di origine, diversi Stati europei hanno già implementato politiche per bloccare l’immigrazione clandestina.

La ricetta di Copenaghen

Le elezioni in Danimarca del novembre scorso hanno registrato la vittoria di Mette Frederiksen, premier uscente socialdemocratica. Il programma elettorale del partito di sinistra era in perfetta continuità con le strategie politiche adottate da tempo nel Paese scandinavo: zero immigrati in Danimarca. Secondo il programma della Frederiksen i richiedenti asilo saranno trasferiti in Ruanda, gli immigrati condannati saranno trasferiti nelle carceri prese in affitto in Kosovo, e i permessi di soggiorno già concessi saranno ritirati agli immigrati provenienti da Paesi in cui la situazione è migliorata per la fine della guerra.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2023

Già nel 2021, il governo Frederiksen aveva cancellato il permesso di soggiorno a 94 profughi arrivati dalla Siria e avviato procedure simili per altre centinaia di immigrati, affermando che, «se le condizioni nel Paese di provenienza migliorano, possono ricominciare a vivere lì».

Verso l’immigrazione zero

La Danimarca verserà al Kosovo 15 milioni di canone annuo per 300 celle nella prigione di Gjilan, città non lontana dalla capitale Pristina, dove verranno inviati gli immigrati condannati, mentre non è ancora noto l’accordo con il Ruanda per il trasferimento dei richiedenti asilo. Nel 2022, anche l’allora premier britannico Boris Johnson stipulò una simile intesa del valore di 120 milioni di sterline con il governo del Paese africano. Tale provvedimento ha suscitato una tempesta di critiche da parte dei partiti di sinistra europei, poi rimasti muti nel caso della Frederiksen.

Nel gennaio del 2021, l’allora ministro socialdemocratico all’Immigrazione Mattias Tesfaye, lui stesso arrivato in Danimarca come richiedente asilo dall’Etiopia, dichiarò: «Il modo migliore per arrivare a zero richiedenti asilo sarebbe istituire un centro di accoglienza per rifugiati fuori dall’Europa. Perché le persone dovrebbero voler attraversare da cinque a dieci confini europei, se potessero invece ottenere un biglietto aereo e far gestire il loro caso in un Paese terzo?».

Il muro ungherese

Stremata dall’ondata di immigrazione che, nel 2015, ha invaso l’Europa tramite la rotta balcanica, l’Ungheria ha innalzato un muro lungo più di 500 chilometri al confine con la Serbia. In contemporanea, il Paese magiaro ha avviato altre…

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1 commento

  1. Siamo alla gestione ipocrita dei rifiuti umani del capitalismo, libero saccheggiatore? Questa è la social democrazia.
    Questi “disgraziati” non dovrebbero dover neppure partire, salvo nobili motivi. La politica aristocratica impone di combattere la piovra e non lasciare che i suoi tentacoli operino dove le fa più o meno comodo…, come è l’ odierna realtà. Senza se e senza ma.
    (Bisogna portarli all’ angolo delle loro spaventose contraddizioni e non copiarli perché non ce lo consentiranno -“forse”, meno male).

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