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Roma, 9 lug – La Consulta boccia Autostrade per l’Italia e dà ragione al governo che ha escluso Aspi dai lavori per la costruzione del nuovo punte sul Polcevera, a Genova. L’esclusione della società del gruppo Atlantia, di proprietà della famiglia Benetton, dai lavori di ricostruzione non è stata incostituzionale bensì motivata dalla situazione. In merito alla decisione la Consulta ha chiarito che “la decisione del legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso”. Insomma, viste le indagini in corso per il crollo e le possibili responsabilità di Aspi nella mancata manutenzione del viadotto, era legittimo estromettere l’azienda. La sentenza pertanto segna un punto a favore del governo, che però ancora tentenna nella revoca della concessione autostradale all’azienda dei Benetton.

Il decreto Genova e la nomina del commissario per la ricostruzione

Nello specifico, i giudici della Corte costituzionale erano chiamati a decidere sulla legittimità dell’esclusione di Aspi dalla ricostruzione dopo il crollo del ponte Morandi in cui, il 14 agosto 2018, hanno perso la vita 43 persone. Ebbene, nel settembre dello stesso anno venne varato il decreto Genova, con cui si nominava un commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto, escludendo Aspi. Dal canto suo la società dei Benetton riteneva invece – in virtù del fatto di essere la società concessionaria del tratto autostradale che comprendeva il ponte crollato – di avere l’obbligo di ricostruire il viadotto, secondo quanto previsto dalla convenzione. Mentre la società ebbe soltanto l’obbligo di pagare i lavori.

Aspi aveva impugnato il decreto

Aspi pertanto aveva impugnato il decreto davanti al Tar della Liguria, che ha posto questioni di legittimità costituzionale in merito ai parametri della ragionevolezza e non arbitrarietà delle decisioni assunte dall’esecutivo, di iniziativa economica e libertà di concorrenza e del giusto processo. La sentenza che boccia Aspi è arrivata proprio nel giorno in cui il ministro dem dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato una lettera inviata al commissario per la ricostruzione del ponte di Genova, il sindaco Marco Bucci, con la quale riaffidava la gestione del viadotto ad Aspi, come previsto dalla convenzione del 2007 che regola i rapporti tra lo Stato e la società controllata dalla famiglia Benetton.

Governo giallofucsia spaccato

Una sentenza – lo ripetiamo – che la dice lunga sul fatto che nessuno potrebbe impedire al governo di revocare la concessione delle autostrade ad Aspi. Ma intanto la maggioranza giallofucsia è spaccata per via della lettera del ministro De Micheli, con i 5 Stelle che almeno a parole dicono che il nuovo ponte non deve andare per nessun motivo ai Benetton. “Il ponte di Genova non deve essere riconsegnato nelle mani dei Benetton – scrive su Twitter il capo politico M5S Vito Crimi -. Non possiamo permetterlo. Questi irresponsabili devono ancora rendere conto di quanto è successo e non dovrebbero più gestire le autostrade italiane. Su questo il Movimento 5 Stelle non arretra di un millimetro“.

La rabbia degli sfollati di Genova

“Siamo rimasti basiti” commenta il presidente dell’associazione “Quelli del ponte Morandi“, ex Comitato sfollati di Genova, in merito alla decisione del governo di riaffidare ad Autostrade la gestione del ponte. “Siamo stati due anni a sentire che quel ponte lì veniva ricostruito e non sarebbe più stato gestito da Autostrade. Noi ci abbiamo creduto, perché c’era, e c’è ancora in corso, una procedura della magistratura, una verifica sulle responsabilità”.

Conte: “O arriva proposta vantaggiosa da Aspi o procediamo alla revoca”

Dal canto suo, il premier Giuseppe Conte, si pronuncia sulla sentenza della Consulta: “Ci conforta che la Corte costituzionale abbia confermato la piena legittimità costituzionale della soluzione normativa che venne a suo tempo elaborata dal governo”. Poi assicura che intende risolvere la questione concessione ad Autostrade il prima possibile. La vicenda “si trascina da troppo tempo. Ma la procedura di revoca è stata avviata e ci sono tutti i presupposti per realizzarla, perché gli inadempimenti sono oggettivi, molteplici e conclamati. Quindi o arriva una proposta della controparte che è particolarmente vantaggiosa per lo Stato oppure procediamo alla revoca, pur consapevoli che comporta insidie giuridiche”, afferma Conte. A quanto pare la revoca arriverà “entro questo fine settimana“. Si tratta di “una decisione di tale importanza – conclude il premier – che la porteremo in Consiglio dei ministri”.

Ma purtroppo Conte in questi mesi ci ha abituato ai suoi attacchi di “annuncite” a cui quasi mai sono seguiti i fatti. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro