Roma, 19 lug – D’un tratto l’ipotesi di un’imminente caduta del governo è sparita. Quelli che ieri erano sembrati ben più dei soliti battibecchi tra Di Maio e Salvini, oggi appaiono già vecchie diatribe. Chi invece non perde più di tanto il consueto aplomb è il premier Giuseppe Conte. Lui non si sbilancia e prova ad accontentare entrambe le parti. Quanto può durare questo moderatismo equilibrista? “Sto lavorando, non vivacchiando: potete stare tranquilli”, ha assicurato oggi il primo ministro a Palazzo Chigi, specificando che non andrà in vacanza quest’estate.

Un semplice modo per dire che la crisi dell’esecutivo gialloverde è già arginata? Non solo, perché Conte ha voluto sottolineare, in una nota, che sta “lavorando ai progetti e alle cose da fare, non alle poltrone”, e che la sua “posizione sul governo è molto chiara, siamo qui per realizzare un mandato preciso e un progetto di riforme molto ampio. Questo progetto richiederà del tempo ma si completerà nel giro di mesi, un anno”. Non s’ha da fare quindi neppure il rimpasto di governo? Parrebbe proprio di no, almeno non in modo sostanziale. Perché il premier, durante la conferenza stampa di oggi, ha illustrato semplicemente i provvedimenti in preparazione.

Quale autonomia?


In particolare, il tema caldo affrontato è quello dell’autonomia, ancora sulla carta. “Il disegno si sta realizzando con le garanzie che ho sempre richiesto, ci saranno incontri anche la prossima settimana”, ha spiegato Conte. Resta fuori però la scuola. “Non possiamo pensare che l’autonomia differenziata significhi frammentare questo modello – ha specificato il premier – probabilmente i governatori interessati non avranno tutto quello che hanno chiesto ma ci sta, è un negoziato tra Stato e Regioni”. Il modello nazionale della scuola, secondo Conte è  “fondamentale” e “non può essere frammentato”, perché “si radica la formazione dei bambini, la nostra identità”.

E’ passata dunque la linea M5S, con il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che si è detto “basito”. “Pensavo che il Presidente del Consiglio fosse così autorevole da chiudere la partita – ha tuonato Zaia – ma non ho ancora ben capito se l’autorevolezza serva a chiudere o invece a prolungare indefinitamente l’approvazione dell’intesa sull’autonomia differenziata”.

Eugenio Palazzini

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