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Roma, 22 giu – Giuseppe Conte chiude i suoi inutili Stati generali snocciolando un libro dei sogni secondo cui “reinventare l’Italia” perché sia “moderna, sostenibile, inclusiva, verde” e poi si rivolge ancora al centrodestra, grande assente dalla passerella di Villa Pamphili. Tuttavia il premier chiede sì un confronto con l’opposizione ma nei suoi piani vorrebbe incontrare i leader dei partiti singolarmente. Lui dice di volerli chiamare uno ad uno per “evitare confusione e passerelle” ma in verità è perché Forza Italia è molto più disponibile al dialogo di Fratelli d’Italia e Lega e quindi Conte tenta la carta del Divide et impera per provare a spaccare la coalizione. Ma stavolta, nonostante le aperture di FI verso la maggioranza giallofucsia – come sulla trappola Ue del Mes – il centrodestra risponde compatto. E respinge l’attacco.

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia: “Siamo una coalizione e andiamo insieme”

E’ la Lega a rispondere per prima: “Il centrodestra è unito e non bisogna perdere tempo, se le intenzioni di Conte saranno finalmente serie, il centrodestra si presenterà insieme“. “Per carità, quando sono stata chiamata sono sempre andata; ma non decide Conte come andiamo e noi andiamo insieme, siamo una coalizione e andiamo insieme“. Così la leader di FdI Giorgia Meloni su Canale 5. “Neanche Mattarella sta a sindacare sulla composizione delle delegazioni. Se Conte ci vuole ricevere ci riceva tutti insieme”, ribadisce. “Quando arriverà l’invito per il confronto a Palazzo Chigi, Forza Italia risponderà affermativamente. Andremo a presentare le nostre proposte uniti, insieme a Lega e Fratelli d’Italia, come abbiamo sempre fatto sinora“, rispondono gli esponenti di FI.

Meloni: “Conte ci deve mandare il documento con le proposte da discutere”

La Meloni, in un’intervista al Corriere della Sera, precisa di aver ”sempre detto che non ci si doveva prestare ad una passerella da comprimari nel reality show di Conte. Poi, se il premier vuole incontrare i leader dell’opposizione nelle sedi istituzionali, si va. Se poi ci fa la cortesia di mandarci il documento del quale ci vuole parlare, magari…”. Concetto ribadito su Facebook: “Saremo ben lieti di discutere con il Governo di cose concrete, partendo proprio dalle proposte che avrà messo nero su bianco su un documento. Confidiamo che non saremo invitati a palazzo Chigi solo per un tè coi biscottini prima che il governo si sia chiarito le idee sul da farsi”. Quanto al fatto che FdI abbia disertato il Parlamento, la Meloni risponde che ”è stata violata la legge: quando il governo va in Europa ad esprimersi su accordi che incidono sulla finanza pubblica, deve tenere conto degli indirizzi delle Camere. Ovvero di un voto, che hanno scientemente evitato per non acuire le loro divisioni interne. Col risultato però di indebolire lo stesso Conte nelle trattative europee, perché se non hai dei limiti imposti in Parlamento, allora in teoria puoi accettare tutto”.

La leader di FdI: “Andiamo per svelare il bluff. Vogliamo tornare al più presto a votare”

”Andando da Conte – dice ancora la leader di Fratelli d’Italia -, dimostreremo che non siamo noi a non volere il dialogo ma loro. Andiamo per svelare il bluff. A Conte interessa buttare la palla avanti, abbozzare progetti a lungo termine, per lui le riforme sono mera sopravvivenza. A me interessa, finita l’emergenza sanitaria, tornare al più presto a votare. Negli ultimi giorni in commissione Bilancio abbiamo presentato i nostri emendamenti al decreto Rilancio, 150 sfrondati dai mille iniziali perché non vogliamo fare ostruzionismo, ma nessuno è stato accolto. Sono pessimista. Tanto più visto che nel decreto Rilancio hanno inserito una normuccia che permette al governo, nella persona del ministro Gualtieri, di spendere tutti i soldi dei decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio con totale discrezionalità, fregandosene di quanto stabilito dal Parlamento”, denuncia la leader di FdI.

“Mes cavallo di Troika, come confermato dalle pressioni Ue in quella direzione”

Quando le fanno presente che Forza Italia è favorevole al Mes, replica che “è l’unico accento veramente diverso nella nostra coalizione, vogliamo paragonarlo alle differenze tra Pd e M5S?”. In ogni caso, chiarisce, “la posizione di Berlusconi non modifica la mia. Il Mes per me rimane un cavallo di Troika, e il fatto che l’Europa voglia spingerci in ogni modo in quella direzione conferma i nostri sospetti. In ogni caso, nonostante una narrazione che ci vuole divisi, noi su tutto arriviamo a sintesi” conclude.

Adolfo Spezzaferro

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