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Roma, 20 apr – Tu chiamali se vuoi… esperti. Senza frenesia, anche se non vuoi compariranno lo stesso. Da quando il 22 gennaio il ministero della Salute ha deciso di istituire la prima task force contro il coronavirus, ben prima dunque che il morbo dilagasse in tutta Italia, la corsa del governo a delegare a un gruppo di tecnici dalle capacità demiurgiche la risoluzione di un qualsivoglia problema aritmetico è stata inarrestabile. Ci sono troppi contagi? Istituiamo una task force per bloccarli. Ancora troppe persone in giro? Approntiamo un’altra task force. Circolano troppe notizie che non ci convincono? Avanti con una bella task force contro le fake news. Un improvviso temporale primaverile ha danneggiato il tetto della vostra abitazione e state notando un preoccupante propagarsi di infiltrazioni? Non preoccupatevi, il governo starà già pensando a una task force contro l’acqua piovana.



Un gruppo di esperti ogni tre giorni

Fuor d’iperbole sarcastica, abaco alla mano la maggioranza giallofucsia ha istituito un gruppo di esperti (che in preda ad afflati globalisti è appunto più cool chiamare “task force”) all’incirca ogni tre giorni. Per l’esattezza oggi ci ritroviamo con 15 task force di cui fanno parte 450 esperti a costellar le varie commissioni che dovrebbero condurci fuori dall’incubo coronavirus. O per meglio dire portarci dalla fase più critica alla tanto agognata fase 2. Un numero incredibile, sette volte superiore ai membri del governo che sono 65 tra ministri, viceministri etc.

E’ dunque quantomeno d’uopo chiedersi: cosa cappero fanno questi impareggiabili Mr. Wolf? Quanto vengono pagati? Cosa hanno risolto? Ma soprattutto: davvero un governo abdica ai propri doveri costituzionali delegando a tecnici la gestione di un momento così cruciale? Sono quesiti che ci appaiono tanto legittimi quanto di rimando irritanti, perché è sconsolante assistere a un dispiegamento di forze così consistente senza che vi sia la benché minima progettualità alla base. L’unico reale cambiamento “dal basso” a cui abbiamo assistito negli ultimi anni sembra essere lo smantellamento delle istituzioni pubbliche e il commissariamento della politica. Siamo passati dalla foga delle esternalizzazioni che ormai pervade gli enti locali, all’affido diretto delle problematiche economiche e sociali di portata nazionale a soggetti proclamati d’un tratto deus ex machina.

Manifesta incapacità governativa

Eppure qualcuno potrebbe obiettare che vista la drammatica eccezionalità del momento è inevitabile puntare su risorse speciali. Ora, senza entrare nel merito di alcune nomine discutibili che appaiono più di natura ideologica che realmente legate a valutazioni sulla competenza, è singolare che tra queste task force ve ne siano alcune che nulla hanno a che vedere con la pandemia stricto sensu. Perché un conto è affidarsi agli scienziati (e anche qui dovremmo aprire parentesi quadre per giudicare alcune scelte) per approntare opportuni interventi sanitari, un altro è aver istituito un gruppo di esperti addirittura per gestire il problema delle carceri, per la finanza sostenibile e per la scuola. Il governo, a questo punto, potrebbe tranquillamente alzare le mani per manifesta incapacità e ammetterlo: non siamo in grado di cavare un ragno da un buco, quindi non stiamo decidendo direttamente su nulla.

Eugenio Palazzini

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