Giorgia_MeloniRoma, 6 nov. – Il calciomercato dei riciclati non è un’esclusiva di Noi con Salvini. Sembra metaforicamente questo il messaggio che Giorgia Meloni manda a Matteo Salvini con la costituzione di “Terra Nostra – Italiani con Giorgia Meloni“. Il comitato, nato il 4 novembre scorso, altro non è che una “camera di compensazione” per aggregare fuoriusciti da altri schieramenti e traghettarli con i tempi giusti in una sorta di “Fratelli d’Italia 2.0” che prenderà forma nel 2016. E quindi al di là della prosopopea da neonato movimento, che il 29 novembre realizzerà la sua prima assemblea nazionale, la lettura politica ce la offre direttamente Giorgia Meloni in una dichiarazione rilasciata durante la presentazione: “Questa operazione è la dimostrazione che a destra non solo c’è ancora vitalità ma che l’unico catalizzatore siamo noi“.

Il riferimento a Noi con Salvini che fin dalla sua nascita ha pescato nel mondo della vecchia destra è abbastanza evidente, soprattutto ora che con il neo commissario del Lazio di Ncs, il senatore Gian Marco Centinaio della Lega Nord, comincia a prendere forma un’organigramma romano tutto orientato su nomi più o meno storici della destra capitolina, partendo dalle “Barbare” Saltamartini e Mannucci, passando per il consigliere comunale Pomarici e arrivando adesso in ultimo all’ingresso di Fabio Sabbatani Schiuma di Riva Destra.

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Fabio Rampelli

L’aggregatore lanciato da Rampelli e Meloni sembra guardare più al centro che a destra. I quattro nomi che hanno presieduto al battesimo del comitato Terra Nostra sono infatti quelli di Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente e sottosegretario alla difesa nel governo Berlusconi IV, dell’avvocato vicino all’imprenditoria romana Leopoldo Facciotti, del transfuga grillino Water Rizzetto e soprattutto dell’ex sottosegretario al Ministero dell’Economia del governo Letta, Alberto Giorgetti. Ex An, poi ex Pdl, poi ex Ncd, poi ex Forza Italia e ora nel contenitore “meloniano”, Giorgetti è quello che meglio rappresenta la “caccia all’elettorato moderato” in cui si stanno lanciando i rampelliani, le cui dichiarazioni durante la presentazione non hanno lasciato adito a dubbi: “La Meloni è a pieno titolo nella lista di quelli che possono interpretare il pensiero della destra in un’area moderata“.

Una adesione quella di Giorgetti, che ha causato più di un malumore nei quadri intermedi di Fdi, non solo per il suo recente passato centrista, ma anche per il suo controverso ruolo di politico vicino alla “lobby del gioco d’azzardo“. Giorgetti infatti nel 2013 lavorò in commissione Bilancio al fine di far approvare il controverso emendamento che prevedeva la riduzione dei trasferimenti a Regioni e Enti locali che emanavano norme contro la proliferazione delle macchinette. Sempre quell’anno alla fiera degli apparecchi da gioco a Rimini fu travolto dagli applausi quando dichiarò “I numeri della ludopatia sono sovrastimati rispetto alla realtà, state subendo una denigrazione e una demonizzazione senza precedenti'”.

AlbertoGiorgetti
Alberto Giorgetti

Non proprio in linea con la battaglia contro la ludopatia sostenuta dalla Meloni. Ma nel nuovo corso di grande reunion del centrodestra il gioco sembra valere la candela. Gli ultimi avvenimenti rispetto alla manifestazione di Bologna, gli appelli lanciati sia dalla Meloni che da Salvini all’indirizzo di Berlusconi, il riassetto di Fdi e di Lega-Ncs in vista della tornata elettorale della prossima primavera, rendono chiaro quale sia la contesa e l’obiettivo comune: arraffare i voti di Berlusconi ora che Forza Italia è in disfacimento. Ed eco che quindi si spiegano i toni meno barricaderi e meno lepenisti di Matteo e Giorgia degli ultimi tempi, la rincorsa alla fine è sempre verso il centro, al tanto osannato (e sovrastimato) elettorato moderato. Sarà forse colpa dei sondaggi che ormai fanno stazionare la Lega al 14% e FDI al 4%, senza possibilità di crescita ulteriore secondo i loro leader, che vedono la percentuale degli astenuti sempre allo stesso livello e i Cinque Stelle rafforzarsi invece che implodere. E così se tra gli scontenti e tra la “protesta” non c’è più nulla da pescare tanto vale passare all’attacco di una Forza Italia allo sfacelo. Cosa che a nostro modo di vedere, riuscirà molto più agevolmente a Renzi.

Daniele De Stefani

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  1. Il più grande errore che può fare Salvini è costituire un partitone unico stile Front National, un errore fatale che risucchierebbe gli onesti politici della Lega Nord nell’universo sudaticcio e “levantino” dei moderati trasformisti, cialtroni, incapaci e traditori di professione che detta legge da sempre (facendo precipitare l’Italia nel caos).

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