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Roma, 7 lug – Nessun accordo sul ddl Zan, calendarizzato in Aula al Senato il 13 luglio alle 16.30: sarà la resa dei conti nella maggioranza. Sono stati respinti i calendari alternativi proposti da Forza Italia e Lega, che prevedevano l’approdo in Aula della legge contro l’omotransfobia il 22 luglio. No anche alla richiesta di Fratelli d’Italia di non portare in Aula la legge. Pertanto, come previsto dalla conferenza dei capigruppo dello scorso 23 giugno, il ddl Zan sarà (senza relatore) in Aula il 13 luglio, come chiesto dalle forze della ex maggioranza giallofucsia, M5s-Pd-Italia Viva e Leu.



Ddl Zan calendarizzato in Aula al Senato il 13 luglio

La presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati ieri aveva chiesto una ulteriore riflessione, visto che “al di là di quanto chiesto da Fratelli d’Italia, le altre forze politiche si differenziavano per la richiesta di portare in Aula il testo con una settimana di differenza”. Ma niente da fare, sulla calendarizzazione passa la data del 13 luglio, nonostante lo scontro in atto nella maggioranza. Il Pd (e il M5S), che ha respinto ogni possibile intesa sul testo – di cui centrodestra e Italia viva chiedono modifiche dei nodi più divisivi, dall’identità di genere al bavaglio alla libertà di espressione – vuole andare alla conta. Il segretario Enrico Letta infatti è convinto che i numeri per approvare la legge ci siano. “Calendarizzato il Ddl Zan. Quindi vuol dire che #iVotiCiSono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo”, scrive su Twitter l’ex premier.

Pd-M5S-Leu respingono le modifiche al testo proposte da Ostellari

Ieri al tavolo dei capigruppo non si è trovato l’accordo sulle modifiche al testo proposte dal relatore Andrea Ostellari. “Continuerò a fare il presidente, senza farmi tirare dalla giacca da nessuno, vogliono andare in Aula? Si assumeranno la loro responsabilità“, avverte il leghista presidente della commissione Giustizia al termine del tavolo dei capigruppo. “Ho fatto una proposta di sintesi – ricorda – che aveva raccolto l‘ok di Lega, Fi, Autonomie, Iv, l’assoluta maggioranza del tavolo, ma si è voluto fare altro. Noi eravamo per il dialogo, qualcuno ha detto di no”. A dire no – lo sappiamo – sono stati Pd, M5S e Leu, che vogliono il voto sul testo così com’è, respingendo ogni richiesta di modifica. Testo che, come ha avvertito Matteo Renzi, così com’è non passerà.

Salvini contro Letta: “Se la legge sarà affossata sarà per colpa sua”

Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo lancia l’avvertimento: “Vi state assumendo la responsabilità di avvelenare il clima della maggioranza, quel testo è divisivo“. Il leader della Lega Matteo Salvini, dopo il fallimento della mediazione, va all’attacco del segretario Pd: “Letta insiste. Si andrà in Parlamento. Se la legge sarà affossata, il nome di chi ha impedito che si arrivasse all’unità è Letta. Gli è stata proposta mille volte, anche dai renziani, una mediazione. Noi continueremo ad insistere sul dialogo”.

Il 13 sarà battaglia all’ultimo voto e il ddl potrebbe essere bocciato

Appuntamento al 13, dunque. Una data che – visto anche il ricorso previsto al voto segreto – si annuncia come una battaglia all’ultimo voto, con colpi di scena e alleanze sottotraccia che potrebbero far saltare gli equilibri della maggioranza. Bastano infatti pochi voti non allineati tra i giallofucsia – in primis quelli di Iv, che ha chiesto fino all’ultimo modifiche agli articoli della legge più divisivi – a rispedire (molto a lungo) nel cassetto il ddl Zan. Insomma, la resa dei conti al Senato più che tra Pd e Lega sarà tra Letta e Renzi.

Adolfo Spezzaferro



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