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Exit poll: referendum, sì al 60%. Regionali, centrosinistra in lieve vantaggio in Toscana

by Adolfo Spezzaferro
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Roma, 21 set –  A seggi appena chiusi, dai primissimi exit poll emerge che il referendum costituzionale segna la vittoria del sì con circa il 60% dei voti. I no al taglio dei parlamentari tanto voluto dal Movimento 5 Stelle quindi sono il 40%, un risultato notevole rispetto alle previsioni. Alle Regionali in Veneto, Zaia si afferma con percentuali bulgare, tra il 72 e il 76%, in Liguria Toti supera il 51%, in Toscana il dem Giani è in lievissimo vantaggio sulla candidata del centrodestra Ceccardi con una forbice compresa tra il 43,5 e il 47,5%. In Puglia invece sarebbe testa a testa tra Emiliano e Fitto, entrambi tra il 39 e il 43%. Nelle Marche, il candidato del centrodestra Acquaroli è in vantaggio tra il 47-51% mentre Mangialardi è fermo tra il 34 e il 38%, in Campania De Luca è in vantaggio con il 54-58%. Infine in Val D’Aosta la Lega è risultato il primo partito. Sono dati da prendere con le pinze perché si basano sulle dichiarazioni degli elettori. E negli anni non sono mancate le sorprese, una volta passati al conteggio dei voti.

Un election day “spalmato” tra domenica e lunedì

Le urne si sono chiuse alle 15, dopo una consultazione durata esattamente 24 ore (un election day “spalmato” in due giorni): dalle 7 alle 23 di domenica, e dalle 7 di lunedì. Chiamati al voto 46.641.856 milioni di cittadini italiani per esprimersi sul referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato. Alle 23 di ieri l’affluenza era del 39,4%. Si è votato anche per le suppletive del Senato e per le amministrative, il cui spoglio inizierà domani alle 9.

Come funziona il referendum senza quorum

Poiché si tratta di un referendum costituzionale non è previsto il quorum. Pertanto se vince il sì la riforma sul taglio dei parlamentari entra in vigore; se vince il no, viene bocciata. Il sì dà il via libera alla riduzione del numero dei parlamentari, con la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione. È un taglio lineare, che non tocca le funzioni di Camera e Senato (il bicameralismo paritario): il numero dei deputati passa dagli attuali 630 a 400, quello dei senatori eletti da 315 a 200.

Adolfo Spezzaferro

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