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Roma, 22 apr – Contrordine, la fase 2 inizierà dal 27 aprile. Anzi no, soltanto alcune attività potranno riprendere il 27 aprile. Nel governo giallofucsia regnano confusione e incertezza, dunque i ripensamenti presentati goffamente come precisazioni puntuali sono all’ordine del giorno, se non delle ore. Soltanto tre giorni fa il premier Giuseppe Conte aveva assicurato: “Rimangono in vigore le misure già previste, che scadono il 3 maggio, e non è prevista nessuna modifica”. Piano concordato con le Regioni e dunque ripartenza relativa per tutti soltanto dal 4 maggio.

Non è un mistero però che alcuni governatori regionali premevano per anticipare il riavvio delle attività produttive, e considerata la scarsa capacità decisionale dell’esecutivo dovevamo aspettarci l’ennesimo cambio di rotta. Detto fatto e, sia chiaro, in questo caso è pure considerabile una buona notizia. Non fosse appunto che denota un’imbarazzante schizofrenia politica. Stamani, dopo una riunione con il capo della task force (o per meglio dire di una delle task force) Vittorio Colao, il primo ministro ha detto che tra venerdì e sabato dovrebbe indicare il programma nazionale delle aperture previste dal 4 maggio. Un condizionale d’uopo, visti appunto i dubbi che pervadono la maggioranza.

Fase 2, quando e per chi?

Oggi infatti, stando a quanto appreso dall’Ansa, sembra che il governo stia rivedendo il piano: la gran parte delle attività produttive ripartiranno dal 4 maggio, ma alcune potranno farlo forse già dal 27 aprile. Uno schema che Palazzo Chigi avrebbe concordato nella riunione di questa mattina e che dovrebbe essere sottoposto alle parti sociali. Dunque la maggioranza giallofucsia si è accorta che molti settori vorrebbero ripartire prima, così ad esempio chi produce macchine agricole e industriali potrebbe ricevere una sorta di deroga per riavviare le attività a fine mese.

Per carità, è indubbio che un’emergenza di questa portata sia difficile da gestire e non sempre si possano avere le idee chiare su come farlo, è però sconcertante che il governo non riesca a prendere una decisione chiara che sia una. E’ inevitabile così che i cittadini italiani si chiedano cosa potranno davvero fare e quando. Perché ogniqualvolta sembra loro tutto chiarito, ecco che spunta un’altra ipotesi sul piatto. E poi ancora un’altra che la rivede di nuovo. Piroette da far girare la testa, parafrasando Mao: grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è pessima.

Eugenio Palazzini

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