Roma, 31 lug – Oggi il nuovo Consiglio di amministrazione della Rai è chiamato a eleggere il presidente. Il governo ha indicato Marcello Foa, insieme a Fabrizio Salini come amministratore delegato. Formalmente spetta però al Cda nominare il presidente e quindi appuntamento per oggi pomeriggio: a Foa serve il voto dei due terzi dei componenti (quindi almeno 26 sì su 40). La seduta di oggi anticipa quella della commissione di Vigilanza Rai, convocata per domani mattina per la ratifica della nomina del presidente. Come è noto, il nome di Foa non piace all’opposizione, compresa Forza Italia, che ha annunciato di votare no. Il centrodestra quindi rischia di spaccarsi. Intanto, Vittorio Feltri attacca Silvio Berlusconi per il suo no a un giornalista che tra i tanti pregi ha quello di essere anticomunista.

Nel Cda Rai, la consigliera Rita Borioni (Pd) annuncia che voterà contro la nomina di Foa, sostenendo che a suo parere la figura indicata dal governo non garantisce quell’autonomia e quel pluralismo che sono elementi di punta di quello che vuol essere un servizio pubblico. C’è poi Riccardo Laganà, il consigliere eletto dai dipendenti Rai e a capo dell’associazione Rai Bene Comune-IndigneRai, che a quanto pare dovrebbe votare anche lui contro Foa. E se sono dati per scontati i sì dei consiglieri Igor De Biasio, nominato dalla Camera in quota Lega, di Beatrice Coletti, eletta dal Senato su proposta M5S, e di Salini, a decidere potrebbe essere il voto di Giampaolo Rossi, nominato dalla Camera, vicino a Fratelli d’Italia e alla cui nomina un contributo significativo l’hanno dato numericamente i deputati di Forza Italia.

Le sinistre sono sul piede di guerra contro Foa, condannato perché sovanista, anti-euro e filo-Putin. “La maggioranza M5S-Lega deve imparare che ci sono limiti invalicabili. Il presidente della Rai deve essere un nome di garanzia per tutti, come espressamente impone la legge. Per questo invitiamo le forze di opposizione e specificatamente Forza Italia, a valutare la possibilità di non partecipare al voto della Vigilanza, che il governo ha colpevolmente considerato scontato. Per queste ragioni Marcello Foa non può essere un presidente di garanzia della Rai”. Così i capigruppo del Pd di Camera e Senato Graziano Delrio ed Andrea Marcucci ed i capigruppo di LeU Federico Fornaro e Loredana De Petris.
Persino un redivivo Matteo Renzi ha attaccato il governo per la scelta di Foa: “Avete tutto il diritto di scegliere le persone che volete nei luoghi in cui legge lo prevede, e non come per la presidenza della Rai, in cui occorre avere una maggioranza più ampia di quella che sostiene il governo, e se poi indichi come presidente chi ha come caratteristica quella di parlare male del presidente della Repubblica, dire no ai vaccini e parlare contro l’Europa poi non ti puoi stupire se diciamo ‘fate a meno di noi'”.

Sempre sul fronte opposizione, il leader di Forza Italia Berlusconi ribadisce la linea tracciata già dal suo vice, Antonio Tajani: “Il problema non è il nome” di Marcello Foa come presidente della Rai, “ma il metodo” con cui è stato scelto da Lega e M5S. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, il Cav spiega che “se” con la Lega “siamo alleati, si ragiona e si decide insieme. Secondo: la legge prevede la maggioranza dei due terzi dei componenti della commissione di Vigilanza per la scelta del presidente Rai”. Dunque “va rispettato il ruolo conferito dalla legge all’opposizione. Quando noi governavamo, abbiamo dato la presidenza della Rai a figure di valore come Claudio Petruccioli e Lucia Annunziata, ma certo non schierate con noi”.

Insomma, l’opposizione non vuole Foa. Ma che il governo gestisca le nomine delle poltrone “pesanti” è consuetudine, così come è prerogativa della maggioranza dare una linea al servizio radiotelevisivo pubblico. E’ stato sempre così. Ora però, con Forza Italia – alleata della Lega nella coalizione elettorale del centrodestra, ma all’opposizione rispetto al governo Lega-M5S – che voterà no, il nome di Foa potrebbe saltare. A meno che sotto banco non si trovi la quadra, magari con un direttore di tg indicato da Forza Italia.
Fa specie però che il profilo del candidato del governo non piaccia ai forzisti. Come scrive Feltri in un suo editoriale su Libero, “Forza Italia non può non votare l’anticomunista Foa“.
“Da quando esiste – scrive Feltri – la Rai è stata immancabilmente governata da uomini raccomandati dalla politica vincente. Le direzioni generali e quelle dei telegiornali sono sempre state assegnate con criteri clientelari e basati sulla convenienza dei leader politici. Ovvio che la tradizione non si possa interrompere ora che il torrone viene menato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, detentori del potere parlamentare ed esecutivo. Si tratta di continuità e non vi è scandalo se i nuovi padroni del vapore si comportano allo stesso modo dei predecessori ossia nominando propri uomini di fiducia quali comandanti delle antenne di Stato”.
Poi l’accusa a Silvio: “Forza Italia, quando ha occupato le cadreghe importanti delle emittenti finanziate dal canone imposto ai cittadini, si è attenuta alla tecnica spartitoria e non si comprende perché nella presente circostanza si opponga a Marcello Foa, il quale è professionista affidabile con un unico difetto: non piace ai comunisti in quanto egli comunista non è mai stato. Sarebbe questo un buon motivo per essere gradito agli azzurri. Costoro invece combattono il candidato governativo, forse in quanto non fa parte della consorteria, e minaccia di agire in autonomia e nell’interesse dell’azienda”.
“Se Marcello sarà bocciato dalla commissione vigilanza, composta da deputati e senatori – avverte Feltri – avremo la prova che i vecchi personaggetti sono rimasti servi dei loro mentori e addirittura peggiori di quelli nuovi, che per altro non brillano. Speriamo che il pozzo delle schifezze non sia senza fondo”.

Oggi in Cda, Foa dovrebbe essere nominato presidente. Ma per essere confermato, l’ex caporedattore Esteri del Giornale deve ottenere i voti della maggioranza di due terzi dei componenti della commissione di Vigilanza, ossia 27. La maggioranza M5S-Lega ne ha solo 21: sono quindi fondamentali i sette voti di FI, che per ora non retrocede.
Anzi, Berlusconi lancia l’avvertimento all’alleato Salvini: il governo con i 5 Stelle sarà la sua rovina. “Non credo che il consenso degli elettori moderati possa rimanere a lungo a chi permette di realizzare politiche della peggiore sinistra. Quindi o la Lega abbandonerà questo governo o gli elettori abbandoneranno la Lega“, dice il Cav.
L’obiettivo è un governo di centrodestra, senza dover tornare al voto. Ma la coalizione è già quasi spaccata, visto che Fratelli d’Italia ha annunciato che voterà sì alla nomina di Foa, “sovranista” e contro la sinistra.
Comunque, intanto la prima indicazione importante arriverà dal Cda di oggi pomeriggio. Se malauguratamente Foa non dovesse essere eletto, il governo si ritroverà in un’impasse.

Adolfo Spezzaferro

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Commenti

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4 Commenti

  1. E’ curioso che la sinistra, dopo aver sbandierato per anni il famoso conflitto d’interessi di Berlusconi sulle TV, si affidi proprio a lui per far saltare la nomina del presidente delle televisioni di stato. Che non sia stata una pagliacciata durata più di vent’anni?

  2. …”Quindi o la Lega abbandonerà questo governo o gli elettori abbandoneranno la Lega“, dice il Cav….” ..interessante… il ”cav a merenda” crede di essere la totalità degli elettori della lega…

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