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Roma, 5 nov – La vicenda della ex Ilva, ora ArcelorMittal, dopo l’annuncio dell’azienda di voler restituire la fabbrica allo Stato italiano nel giro di 30 giorni, spacca la maggioranza giallofucsia. Ed è occasione ghiotta per Matteo Renzi per fare la parte del leone. Il leader di Italia Viva infatti avrebbe pronta una nuova cordata. Secondo quanto scrivono Repubblica e la Stampa, che evidentemente hanno la stessa fonte, la cordata sarebbe composta dagli indiani di Jindal e da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). L’ex premier è stato chiaro: “Disimpegnarsi da Taranto è inaccettabile. Il governo deve da subito togliere alla proprietà ogni alibi eliminando gli autogol come quello sulla immunità voluto dal vecchio governo e sul quale avevamo messo in guardia il ministro Patuanelli”. Così su Facebook Renzi, che aggiunge: “Per chi in queste ore fa una polemica meschina e mediocre: lo scudo penale è stato cancellato dall’esecutivo Lega-5 Stelle. Ma noi vogliamo soluzioni, non capri espiatori. Indipendentemente dagli alibi, Taranto ha bisogno di un futuro e il futuro passa anche dall’acciaio”. Italia Viva, intanto, ha chiesto al presidente della Camera Roberto Fico un’informativa urgente del governo sulla vicenda.

Ieri il vertice del governo, domani l’incontro con ArcelorMittal

Non esiste un diritto di recesso come strumentalmente ArcelorMittal ha scritto oggi. Non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale“. Così il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, al termine del vertice a Palazzo Chigi di ieri sera con il premier Giuseppe Conte e i ministri Giuseppe Provenzano (Sud), Nunzia Catalfo (Lavoro), Sergio Costa (Ambiente) e Roberto Speranza (Salute). “Il governo vuole confrontarsi con ArcelorMittal (l’incontro tra l’esecutivo e l’azienda, inizialmente previsto per oggi pomeriggio, è stato spostato a domani, ndr) ma riteniamo non ci sia alcun motivo che possa giustificare il recesso. La norma sullo scudo penale non era nel contratto e non può essere invocato per giustificare il recesso“. Così il premier, a quanto si apprende da fonti presenti al tavolo. Intanto Confindustria lancia l’allarme: “Grave impatto sull’occupazione”.

Patuanelli: ”Chiediamo rispetto piano industriale e piano ambientale”

Patuanelli aggiunge che “chiediamo il rispetto degli atti sottoscritti 14-15 mesi fa“. Il ministro spiega che piano industriale e piano ambientale sono “da rispettare”. “Ricordo che ci sono circa 1.300 persone già in cassa integrazione, ciò dimostra che il governo si è sempre occupato delle questioni legate anche al ciclo produttivo, e il governo si farà carico come sempre di questi problemi. Bisogna capire però la prospettiva qual è. La prospettiva deve essere il rispetto del piano industriale che prevede una produzione di 6 milioni di tonnellate annue con una capacità che può arrivare a 8 milioni, questo il governo chiede“.

Possibile un provvedimento d’urgenza

Al tempo stesso, però, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, il governo starebbe pensando a una norma che sancisca la non colpevolezza per le imprese che adottano entro i termini le prescrizioni relative a Piani ambientali. Sarebbe tuttavia una norma generale, non destinata alla sola ex Ilva, e da varare come esplicitazione dell’articolo 51 del codice penale. Al tempo stesso, l’esecutivo starebbe valutando anche la dilazione o addirittura la riduzione del pagamento del canone d’affitto che spetta all’azienda per la gestione degli impianti. Un’ipotesi molto remota, però, vista la contrarietà dei 5 Stelle sul fronte delle tutele legali. E una riduzione del canone di affitto potrebbe comunque non bastare per superare le difficoltà strutturali del mercato evidenziate da Arcelor Mittal.

Confindustria: “Danni per l’intero Paese”

“L’annunciato ritiro di ArcelorMittal dallo stabilimento ex Ilva avrà effetti negativi sulla città di Taranto e sull’economia dell’intero Paese con particolare impatto sull’occupazione», avverte Confindustria, auspicando che si possano “creare le condizioni per riaprire il confronto con l’azienda che abbia come obiettivo il mantenimento della produzione siderurgica a Taranto“.

Salvini: “Se saltano posti di lavoro governo si deve dimettere”

La soluzione era lo scudo penale, come uscito dal nostro Consiglio dei ministri e arrivato in Parlamento. Se uno (l’azienda, ndr) mette quattro miliardi per riparare ai danni che vengono dal passato, come minimo ti chiede di essere tutelato finché non ha recuperato i danni del passato. Non gli puoi dire ‘mi dai 4 miliardi però ti tolgo l’immunità penale'”. Così Matteo Salvini in conferenza stampa al Senato. Il leader della Lega ha aggiunto: “Se davvero saltano questi posti di lavoro un governo con un minimo di dignità si dimette“.

Paragone: “L’Ilva andrebbe nazionalizzata”

L’Ilva andrebbe nazionalizzata“. Lo afferma in un videomessaggio su Facebook il senatore dei 5 Stelle Gianluigi Paragone. In un altro post il giornalista aggiunge: “In uno Stato realmente sovrano le multinazionali non fanno quel che vogliono. ArcelorMittal è solo un padrone che vorrebbe sfruttare le persone. Ilva di Stato”. Come un orologio rotto, che due volte al giorno segna l’ora giusta, Paragone stavolta dice l’unica cosa sensata in merito all’intera vicenda.

Adolfo Spezzaferro

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