Roma, 13 ago — Anche la Segre ci si mette con i diktat al centrodestra. Adesso ce l’hanno tutti con la fiamma che campeggia nel simbolo di Fratelli d’Italia, in ossequio all ‘ossessione della sinistra per il fantomatico «pericolo fascista»: così, nonostante una situazione economica critica, problemi sociali e produttivi di ogni ordine e grado, sin dall’inizio della campagna elettorale non si è fatto altro che ricordare le presunte radici fasciste di Fratelli d’Italia e il pericolo che la destra al governo rappresenterebbe per la stabilità del Paese e per la democrazia.

Il diktat della Segre

Nonostante la Meloni abbia nettamente preso le distanze dal fascismo con un esplicativo video — e non si trattava per la verità nemmeno della prima volta — alla sinistra sembra davvero non bastare mai. Ad aggiungersi al coro ora anche la senatrice a vita Liliana Segre, Presidente della Commissione contro l’odio: la senatrice affida al magazine Pagine Ebraiche le sue considerazioni in tema, asserendo che «nella mia vita ho sentito di tutto e di più, le parole pertanto non mi colpiscono più di un tanto. A Giorgia Meloni dico questo: inizi dal togliere la fiamma dal logo del suo partito».

Anche quella sul simbolo è una polemica piuttosto datata: in origine, in realtà, il simbolo di FdI non aveva alcuna fiamma, salvo poi riprenderla dal vecchio simbolo Msi — sebbene con alcuni aggiornamenti stilistici — a indicare una qualche continuità ideale. La Meloni era stata assai netta nel suo ripudio del totalitarismo, dicendo senza giri di parole «la destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni, condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche». La richiesta, anzi l’ordine, di togliere la fiamma dal simbolo, appare chiaramente come il classico grimaldello da estrarre dal cilindro giusto durante le campagne elettorali, dal momento che non si ha particolare memoria di analoghe richieste negli anni precedenti.

Ignazio La Russa le risponde per le rime

Giorgia Meloni ha scelto di non rispondere alla Segre. Lo fa invece Ignazio La Russa, il quale spiega «con tutto il dovuto rispetto per la signora senatrice Segre, che stimo, mi permetto di ricordare a scanso di ogni equivoco che la fiamma presente nel simboli di Fratelli d’Italia […] non è in alcun modo assimilabile a qualsiasi simbolo del regime fascista e non è mai stata accusata e men che meno condannata, come simbolo apologetico».

Il marito della Segre candidato Msi

Il Senatore di FdI fa poi notare che il marito della stessa senatrice Segre, «si candidò con Almirante sotto il simbolo della fiamma con la scritta Msi, senza ovviamente rinunciare alla sua lontananza dal fascismo». Proprio così. Secondo il figlio Luciano, la scelta del padre di scendere in campo con l’Msi «fu dovuta al clima che si respirava in quegli anni a Milano. Pur non essendo un post fascista, Alfredo era un uomo di destra, ed era impensierito dall’avanzata delle sinistre, parlamentari e non. Da anticomunista scelse di entrare in lista con il Movimento sociale». E se è vero che per amor di pace casalinga il marito della ora senatrice a vita rinunciò al posto nel partito, nonostante le divergenze, la Segre decise di rimanergli vicino.

Sentinella dell’odio a targhe alterne, quindi, la senatrice Segre: d’altronde proprio la Commissione contro l’odio, presieduta da lei stessa, non sembra essere stata propriamente in prima fila nel promanare condanne o indagare sui fatti, ogni volta che una qualche donna di destra — dalla Meloni a Augusta Montaruli tanto per fare dei nomi di FdI — finiva nel tritacarne dell’odio degli haters di sinistra.

 Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. mah…
    la segre,che cosa ha fatto di importante nella sua vita,
    oltre che una carriera come vittima e come “moglie di”?
    niente,mi sembra.

    come mai pensa di poter dire alla meloni che cosa deve fare?

  2. IUT ARDEANT ARDEO, 
    Ardo affinché ardano, uno dei tanti motti associati alla fiamma adottato dalla scuola sottufficiali dell’Esercito Italiano
    Ciò che sembra innocentemente affermato dal Senatore Segrè, ha invece un significato profondo per questo la fiamma era il simbolo del Movimento Sociale Italiano. 
    Araldicamente la fiamma rappresenta un sentimento intenso e ardente, il riaccendersi di passioni e sentimenti che si credevano ormai sopiti.
    Ricchissima di significati nel tempo, nella storia e nelle genti, la fiamma rappresenta e si associa anche alla legge e all’ordine ed è presente nella tradizione di simbologia militare, la fiamma era il simbolo degli Arditi durante la I Guerra Mondiale.
    La fiamma è il più antico simbolo politico in Italia, la cancellazione della fiamma equivarrebbe alla cancellazione della continuità storica non solo politica ma anche dei valori e degli ideali a essa indissolubilmente connessi. La fiamma rappresenta la persistenza dell’italianità contro l’eresia comunista, liberista, arcobaleno e delle altre follie del presente, assumendo il profondo significato di persistenza nel futuro, cancellare la fiamma sarebbe come abbassare il ponte levatoio e aprire le porte all’assalto dissoluto della follia.

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