Roma, 13 ago – La rotta è tracciata, e già da tempo: bisogna approvare lo ius soli. Per amore o per forza, non ci son santi. È per questo motivo che il Partito democratico, ancora scottato dal fallimento del 2017, ha tirato fuori l’asso dalla manica: lo ius scholae. Che poi, appunto, altro non è che uno ius soli mascherato. Se non sarà con il governo Draghi, caduto in una torrida estate italiana, Letta e compagni hanno tutta l’intenzione di riprovarci alla prossima occasione. Che potrebbe essere la nascente legislatura, qualora il centrodestra decidesse di suicidarsi, o l’elettorato conservatore prendesse la via (autolesionista) dell’astensionismo.

Ius soli e cittadinanza facile

Visto il pericolo imminente, il Primato Nazionale ha scelto di affrontare di petto la questione, perché troppo spesso il centrodestra rimane ambiguo su questi temi. Permane una certa ritrosia di fronte allo ius soli, questo è vero, ma più di una volta si sono registrate inquietanti aperture per compiacere l’apparato mediatico dominante. Quella della cittadinanza, infatti, non è una questione morale, come vorrebbe la sinistra globalista, né una questione securitaria, come spesso rimarca una certa destra bottegaia, ma una questione squisitamente etnica. È su questo che va aperta una riflessione, infischiandosene dei tabù e delle frasi fatte.

Le inchieste, le interviste e il focus sui meme

Ma sul Primato Nazionale non si parla solo di ius soli. Apre il numero un’inchiesta di Francesca Totolo sulle occupazioni rosse di Roma: un articolo che fa luce sulle «gesta» e le protezioni politiche di cui godono i sedicenti «antagonisti». Da segnalare, inoltre, un’interessante intervista a Fabio Barsanti, che a Lucca ha compiuto un piccolo miracolo: creare una sinergia di forze politiche in grado di battere il Pd in una delle sue roccaforti toscane. La prima sezione della rivista è peraltro arricchita da un focus sui meme e su come queste «immagini simpatiche» stanno rivoluzionando la comunicazione politica, tanto da aver attirato l’attenzione di numerose agenzie di intelligence.  

Come sempre, poi, il Primato Nazionale è ricco di contenuti che spaziano dalla politica all’economia, dalla storia alla letteratura, dagli esteri alla filosofia. Se Claudio Siniscalchi traccia una breve storia della Mostra del cinema di Venezia, che ha appena compiuto 90 anni, Francesco Carlesi ci parla dei rapporti (poco conosciuti) tra Roosevelt e Mussolini, nonché delle similitudini e differenze tra il corporativismo fascista e il New deal statunitense. Molto gustoso è anche un contributo di Alfonso Piscitelli sulla figura di Peppone, il mitico onorevole comunista creato dalla penna di Nino Guareschi, che però fu impersonato dall’ex fascista Gino Cervi.

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Rubriche, allegato e inserto

Nel Primato Nazionale, ovviamente, anche questo mese non manca la galleria delle rubriche, che ospita le penne più taglienti del sovranismo italiano. Chiude il numero la rubrica delle lettere, curata da Francesco Borgonovo, che risponde (e risponderà) alle domande poste direttamente dai nostri lettori. Inoltre, anche questo mese sarà possibile acquistare in abbinamento alla rivista il nuovo volumetto della collana «I Grandi Italiani»: ormai siamo arrivati alla dodicesima puntata, interamente dedicata ad Augusto, lo statista. Ma non è finita qui: in concomitanza con il centenario della marcia su Roma, all’interno del numero si trova la sesta puntata dell’inserto 19-22: la lunga marcia. Attraverso le voci dei protagonisti dell’epoca, Fabrizio Vincenti ci fa ripercorre gli eventi che, dal 23 marzo 1919 al 28 ottobre 1922, portarono al potere Mussolini e le camicie nere. Le pagine dell’inserto, inaugurato nel numero di marzo e le cui puntate termineranno nel numero di ottobre, potranno essere estratte dalla rivista per poi essere collezionate a parte.

Elena Sempione

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