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Roma, 10 feb – Il senso di Beppe Grillo per la democrazia è alterato dai cambiamenti climatici. Il buco nero in cui sembrano precipitati i Cinque Stelle, dopo una fugace stagione di successi elettorali, ha gettato nello sconforto il ricco comico genovese. Così, dopo un lungo barcamenarsi per studiare accordi politici che permettessero ai pentastellati eletti di governare, si è accorto che governare una nazione non è come saltellare sui palchi. Il problema, per lui, è che se no sono accorti prima gli elettori che hanno deciso di non fidarsi più delle sue chimeriche promesse.

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La democrazia secondo Grillo

Ecco allora che Grillo, nell’ultimo post pubblicato sul suo blog e intitolato “Il Re dei Ratti”, avvilito a causa degli insuccessi del M5S ha rispolverato la “democrazia diretta” da unire però a quella “casuale”. Tutto questo perché a suo dire la “la democrazia è in apnea” perché “siamo di fronte alla necessità di trovare nuovi strumenti, inventarci nuovi modi per capire come stare insieme”. L’ideologo del M5S torna quindi a prendersela con il suo vecchio nemico rappresentativo: “Le democrazie rappresentative di tutto il mondo scricchiolano, sanno di antico. Facendo un parallelismo con la tecnologia qualcosa non torna. Se guardiamo l’evoluzione delle tecnologie, vediamo qualcosa di diverso rispetto ai sistemi democratici. Dovunque c’è innovazione, ma non nelle democrazie”.

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Poi Grillo si accorge che il suo caro movimento si è impantanato nelle sabbie mobili governative: “In fondo la democrazia è molto più dei cittadini che votano che dei politici che negoziano. Di fatto è vero o no che le grandi scelte non si fanno da anni perché politicamente scomode?”. Già, in effetti neppure i M5S hanno dato segnali di vita a riguardo, anzi. Dunque che fare? Come risolvere questo immane problema?

I sogni di un comico

Il comico genovese, mica uno scienziato politico qualsiasi, propone un nuovo mix, in un tentativo disperato di salvare le sorti del (suo) mondo: “La democrazia è un organismo vivente, si adatta. Le sue forme non sono fisse, ma crescono in base alle esigenze del tempo. La democrazia diretta – scrive Grillo si adattava perfettamente all’era della parola parlata. La democrazia rappresentativa era una buona soluzione al tempo della parola stampata, del giornale e in seguito di altri ‘mezzi a senso unico’ come la radio, la televisione e la prima fase di Internet. Ma ora che siamo finiti nell’era digitale, l’era dell’interattività permanente, non abbiamo ancora trovato una nuova forma democratica. E se unissimo la forma diretta a quella casuale?”.

Alessandro Della Guglia

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