Maurizio LandiniRoma, 23 feb – “Non credo che Landini abbandoni il sindacato, è il sindacato che  abbandona Landini. Il progetto Marchionne sta partendo, la Fiat sta tornando ad assumere e fare le macchine. La sconfitta sindacale pone Landini nel bisogno di cambiare pagina” con la politica. E ancora: “C’è il sospetto che le manifestazioni dei mesi scorsi” mirassero già al salto politico. “Non sarebbe il primo sindacalista”.

Matteo Renzi affonda il colpo verso quello che sembrava il più credibile dei suoi avversari a sinistra, il leader della Fiom Maurizio Landini. Che, tuttavia, davanti ai microfoni si sente molto meno a suo agio del premier, tanto da sparigliare il tavolo con dichiarazioni presto smentite (e non è la prima volta che succede). “È venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi”, annuncia il sindacalista in un’intervista pubblicata domenica mattina al Fatto Quotidiano, che infatti titola: “Adesso faccio politica”.

Landini attacca sul fronte del lavoro: “Non solo il premier applica tutto quello che gli ha chiesto Confindustria, ma afferma anche il principio che pur di lavorare si debba accettare qualsiasi condizione. Non c’è più il concetto che il lavoro è un diritto e la persona deve avere tutti i diritti di cittadinanza”. Per Landini, “siamo a uno scardinamento sostanziale” dello Statuto dei lavoratori che “non solo tutelava le singole persone ma riconosceva la contrattazione collettiva e quindi la mediazione sociale come uno dei pilastri delle relazioni sindacali”. Prese di posizione che suscitano la replica dura del premier. Ma anche nel sindacato si sono avuti diversi mugugni.

Tant’è che in serata arriva la precipitosa marcia indietro: “La ‘sfida a Renzi’ per il sindacato, oltre alla ‘normale azione contrattuale’, consiste nella creazione di una coalizione sociale che superi i confini della tradizionale rappresentanza sindacale, capace di unificare e rappresentare tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare. Ed è questo che ho sempre inteso e continuo ad intendere per impegno politico. Ed è un punto di vista che nel suo vero significato spero diventi oggetto di un’ampia discussione e non ridotto ad un titolo ad effetto”. Una supercazzola che smonta la discesa in campo di Landini prima ancora che sia iniziata.

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