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francesco_belsito_645Roma, 29 gen – Si rivede Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega ed ex sottosegretario del governo Berlusconi che insieme a Bossi e tre membri del comitato di controllo dei bilanci del Carroccio è stato rinviato a giudizio per truffa sui rimborsi elettorali ai danni dello Stato (40 milioni). Belsito è anche accusato di riciclaggio insieme agli imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet, in quanto si sarebbe impossessato della somma complessiva di 5,7 milioni di euro per trasferirli all’estero. E dove rispunta fuori il chiacchierato ex dirigente leghista? Nel Movimento sociale italiano, di cui farà il… tesoriere, oltre che il vicepresidente.

Sì, il Msi esiste ancora, ma con il partito che fu di Almirante ha in realtà poco a che fare, malgrado l’omonimia. Il Msi-Dn in questione è quello di Gaetanogaetano-saya Saya, il pittoresco personaggio che sul sito del partito si definisce “Capo dell’Ultra Nazionalismo” e che in passato aveva confessato con un certo orgoglio di essere stato massone e collaboratore dei servizi segreti. Un personaggio, in realtà, più folcloristico che altro, che non ha mai davvero fatto politica al di là di qualche uscita roboante per conquistare le prime pagine, e che finora era stato preso sul serio solo da Paolo Berizzi, Marco Pasqua e Saverio Ferrari, insomma dai pistaroli neri in servizio permanente effettivo. Ma qualcosa potrebbe essere cambiata.

Attorno a Saya, forse in quanto detentore di un “brand” che si ritiene possa ancora funzionare (il simbolo della fiamma tricolore), si sta infatti muovendo qualcosa, ben oltre i soliti quattro gatti in “camicia ocra” che sinora l’hanno accompagnato nelle sue sortite mediatiche. Poche settimane fa, infatti, il partito aveva incassato il sì, nel ruolo di coordinatore nazionale, di Francesco Cosimi Proietti, ex fedelissimo di Gianfranco Fini, già parlamentare di An e poi rieletto col Pdl, passato poi a Futuro e Libertà. Proprio l’ex finiano sarebbe il deus ex machina dei manifesti apparsi nei giorni scorsi a Roma, su cui campeggiava il vecchio simbolo del Msi e la scritta “Noi ci siamo”. Su Roma, Cosimi Proietti starebbe lavorando fianco a fianco con la comunità militante che fa base nella storica sezione missina di via Ottaviano e che fa capo ad Alfredo Iorio. Entrambi assicurano che già dalle prossime amministrative “il simbolo della Fiamma tricolore ci sarà a Roma, a Napoli e a Milano”. Individuato anche il referente politico con cui dialogare: Iorio e Cosimi dichiarano infatti di guardare “con interesse e attenzione a Francesco Storace”.

Roberto Derta

 

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